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denunciato un 15enne CorriereUniv.it – Corriere dell'Università Job

Un caso di molestie tra minori in una scuola media di Lodi, in Lombardia. Protagonista della vicenda una studentessa di 13 anni ricattata dal da un compagno di scuola di 15 per delle foto osè inviate sullo smartphone. Un caso di sexting che ha portato la giovane a progettare il suicidio in classe, vistasi senza via d’uscita di fronte alle insistenti richieste di nuove foto da parte di quel ragazzo che minacciava di spedirle anche ai genitori. Tutto è iniziato per “gioco”, trasformandosi quasi da subito in un calvario per la giovane vittima. Lui, di due anni più grande e ripetente della stessa classe, ne voleva sempre di più arrivando anche a minacciarla: “Altrimenti le faccio avere a tuo padre”. A rivelare la vicenda è Francesco Gastaldi sul Corriere della Sera. Venerdì mattina, in aula, lo svenimento e la corsa dei docenti per chiamare l’ambulanza. Poi tutto è venuto fuori. Tra gi effetti della studentessa è stato rinvenuto anche un biglietto scritto alla famiglia che fa pensare a un atto estremo. Ora i suoi genitori sono con lei in ospedale in ogni momento e ieri ha ricevuto la visita di alcune compagne. Da venerdì gli agenti della squadra mobile e della divisione anticrimine hanno sentito almeno dieci studenti, fra cui l’aguzzino, e sequestrato cinque cellulari. Lunedì la questura ha fatto partire una denuncia al tribunale dei minori di Milano nei confronti di un 15enne compagno di classe. Origini africane come la sua vittima e come lei nato in Italia. È accusato di estorsione e di diffusione di materiale pedopornografico. Era lui il primo destinatario delle fotografie. E sempre dal suo smartphone, hanno ricostruito gli agenti, è stato sempre lui ad inviare le foto dell’amica ad altri coetanei, probabilmente anche fuori dalla scuola. Le immagini osé sono state trovate su tre dispositivi: quello del 15enne denunciato e i cellulari di due compagni. Ma altri potrebbero averle ricevute e poi cancellate. La dirigente dell’istituto ieri ha affrontato il cyberbullo. “Ha ammesso il fatto — spiega —, ma non si è reso pienamente conto delle conseguenze. È un ragazzo che proviene da un contesto educativo povero. Provvedimenti? Finora no. Ho informato i ragazzi e le loro famiglie”. La preside nei prossimi giorni parlerà con i medici e ha interessato del caso la Fondazione dedicata a Carolina Picchio, la 14enne novarese vittima di cyberbullismo toltasi la vita nel 2013.

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