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L'allarme della commissione Cultura: "Nel Def non ci sono i soldi per la scuola"

ROMA - Non ci sono soldi sui provvedimenti per la scuola, entrati nel percorso parlamentare in queste settimane. E la commissione Cultura (e Istruzione) della Camera lancia l’allarme scrivendo un parere critico a proposito del Documento di economia e finanza (Def). Il parere chiede poste di bilancio sotto ogni atto per portare avanti le proposte della stessa maggioranza “e per garantire che eventuali revisioni della scuola pubblica non riguardino il ministero dell’Istruzione”, come già avvenuto con la Legge di stabilità 2018. Il testo della commissione sottolinea ancora come per il Miur, e lo stesso ministero dei Beni culturali, “i bilanci sono stati ampiamente ridotti negli ultimi decenni”.Lo spettro della sterilizzazione dell’Iva avanza, con la sua necessità di drenare denaro pubblico. Si teme il saccheggio di “cultura e conoscenza”. Il presidente della VII commissione, Luigi Gallo, Cinque Stelle prima maniera, lo ha scritto sul parere della Settima e ribadito con un post su Facebook, altrettanto critico. Nel Def di governo non c’è traccia “delle necessità del mondo scolastico”. Innanzitutto, il rinnovo del contratto dei docenti, 2019-2021. “Oggi gli stipendi scolastici vedono distanze salariali con l’Europa più avanzata, a fine carriera, anche di mille euro”. Un rinnovo soddisfacente sembra disatteso da quanto scritto a pagina 115 del Documento di economia e finanza: “E’ opportuno prevedere un rinnovo contrattuale più consistente”, si legge quindi nel parere.Non c’è alcun investimento, secondo punto, per sostenere il progetto di legge per la riduzione delle cosiddette classi pollaio: “Si deve rivolgere attenzione a quelle classi in cui vi sono alunni disabili e alle secondarie di secondo grado il cui numero supera il computo di trenta alunni arrivando, talvolta, fino a trentasei”, scrive la commissione. La questione delle classi pollaio, secondo il deputato Gallo, “limita la qualità dell’offerta formativa e non concede le stesse opportunità a tutti i cittadini”. E si lega all’argomento “edilizia scolastica”, soprattutto al Sud.   Infine, il parere sottolinea la necessità di garantire i livelli essenziali di prestazione del sistema scolastico – asili nido, trasporti, le mense - “in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale”. Qui il riferimento è al progetto, in questo momento apparentemente in sordina, dell’autonomia differenziata in Lombardia e in Veneto.Il problema, come sottolinea il sindacato Anief, è che le risposte contenute nel Def ai mutamenti della scuola nei prossimi anni “vanno nella direzione opposta alla volontà della commissione”. Il governo Lega-5 Stelle non la pensa come i suoi deputati. E nel Documento economico-finanziario sottolinea la possibilità di risparmio nel mondo della scuola, “visto che il rapporto spesa-Pil sarà gradualmente decrescente per un quindicennio”. A partire dal 2022, si legge, “tale riduzione è essenzialmente trainata dal calo degli studenti indotto dalle dinamiche demografiche”. Commenta Anief: “Non ci sarà innalzamento degli stipendi, per i quali non si prevede neppure il recupero dell’inflazione pregressa”. Il Def 2019 non prevede un euro in più rispetto a quanto stabilito dalla Legge di stabilità 2018, “ovvero cinque euro in media a lavoratore”. Ancora il sindacato: “Fino al 2021 gli incrementi previsti per i docenti saranno minimali e lasceranno questi stipendi, tra i peggiori d’Europa, al livello di oggi”.   L'approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare. Saperne di più è una tua scelta Sostieni il giornalismo! Abbonati a Repubblica Argomenti: Scuola classi pollaio contratto commissione cultura Protagonisti: di CORRADO ZUNINO di Salvo Intravaia di CORRADO ZUNINO 123357274-b6bafe94-9aee-4f1f-b7be-9f1701fbc2a0.jpg

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