Obbligo vaccinale a scuola, si schierano i sindacati: "Dosi anche ai precari"

ROMA - "Sui vaccini in Calabria o in Liguria si deve partire al più presto, con mezzi e strumenti straordinari". Lo scrive Maddalena Gissi, segretaria Cisl scuola. E aggiunge: "Segnalo una grave dimenticanza della struttura di Governo: lo scorso anno ci sono stati 220.000 precari. Sono uomini e donne che hanno lavorato tra gli alunni e molti saranno nuovamente in classe per garantire la copertura delle tante cattedre vacanti. I docenti e gli Ata a tempo determinato devono essere inseriti nel programma del Generale Figliuolo da subito. Sono giovani e saranno il futuro della nostra scuola". Di più: "Sarebbe opportuno pensare che anche coloro che devono affrontare un concorso dovrebbero essere vaccinati. Dobbiamo prevenire i problemi con molta lungimiranza. La scuola in presenza è l'obiettivo comune". I sindacati della scuola sono tutt'altro che contrari all'obbligo vaccinale. Francesco Sinopoli, segretario di Flc Cgil, come già aveva detto a Repubblica declina quelle che ritiene le priorità per arrivare a un settembre in classe: "Penso che per prima cosa si debba valorizzare il fatto che è vaccinato l'85 per cento del personale, riconoscere quindi che ciò si è raggiunto nonostante la gestione della campagna vaccinale, dal punto di vista dell'informazione, non abbia brillato: a un certo punto hanno cancellato la priorità al personale scolastico. Si deve quindi fare uno sforzo in più su questo versante e partire dal Green Pass come strumento di incentivazione lasciando l'obbligo come ultima istanza considerando anche i diversi contesti territoriali che hanno gradi di copertura diversi". Ancora: "Se vogliamo davvero realizzare l'obiettivo della scuola in presenza per tutti la vaccinazione, assolutamente da completare di tutto il corpo docente, non è un sostituto di altri interventi necessari che devono essere realizzati contestualmente e su cui registriamo ritardi enormi. Gli studenti non saranno vaccinanti in larghissima parte. Poi bisogna intervenire sulla gestione degli spazi e degli organici aggiuntivi per sdoppiare le classi sovraffollate e rafforzare i servizi di igienizzazione, quindi concentrarsi sui trasporti locali. La forte impressione è che, qui, siamo già in una condizione peggiore di quella dello scorso anno". LEGGI LA NEWSLETTER DIETRO LA LAVAGNA Pino Turi segretario della Uil scuola, ha un punto di vista diverso. E dice: "È risaputo che alcune casistiche di natura medica impediscono al singolo di vaccinarsi. La legge sulla base della scienza si deve assumere responsabilità collettive che noi non accetteremo ricadano sul personale. I diritti e gli obblighi si rispettano nella misura in cui non diventino abusi burocratici o peggio la ricerca di colpevoli che nascondano le inadempienze altrui. I docenti non hanno bisogno di lezioni di civismo". Torna a chiedere l'obbligo vaccinale l'Associazione presidi, con Antonello Giannelli: "C'è stato un momento che si doveva ricorrere alla moral suasion, ma ora il tempo stringe e a questo punto credo sia opportuno trovare una forma di obbligo. Se una persona che non è vaccinata è a contatto con un'utenza, è chiaro che può diffondere il virus: è una questione di tutela  di salute collettiva". Aggiunge Giannelli: "Io non credo che da parte del personale scolastico, dei docenti, vi sia una ritrosia a vaccinarsi. Da un lato c'è una sovrastima delle persone ancora da immunizzare, duecentomila è una cifra troppo alta, e risente del fatto che a un certo momento le vaccinazioni per i professori si sono fermate, non c'è stata più quella corsia preferenziale e molti forse sono stati vaccinati senza essere registrati come docenti". Argomenti 115300016-79db8324-f7d5-4b54-93f5-e4a5bd047dbf.jpg

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