Scuola, la presidente Invalsi: "Il Paese ha basi culturali basse"

ROMA - Al Focus di Repubblica sui Test Invalsi - "Metà degli studenti italiani è impreparata. Perché? - Anna Maria Ajello, presidente dell'Istituto nazionale di valutazione, ha difeso la bontà scientifica e didattica del report di luglio che illustrava i preoccupanti risultati post-Dad - il 44 per cento dei maturati ha competenze e conoscenze inadeguate - e in generale la filosofia di valutazione della scuola italiana attraverso le prove nazionali. "Non sono semplicemente test a crocetta", ha esordito Ajello, "Invalsi richiede agli studenti, piuttosto, la comprensione di un testo, pre-requisito per esercitare diritti di cittadinanza fondamentali. Noi dobbiamo garantire questo diritto di cittadinanza. Alcuni giovani faticano a capire un testo, soprattutto al Sud. Nel Paese parlare in Italiano spesso è una conquista". La presidente Ajello ha voluto ricordare la profondità del lavoro dell'Istituto: "Ogni domanda della prova nazionale, prima di diventare definitiva, conosce un percorso lungo diciotto mesi. La formazione degli insegnanti è ancora lacunosa, spesso i docenti non conoscono il concetto di valutazione, ogni volta dobbiamo rispiegarlo. L'Istituto Invalsi non ha compiti di controllo e non è vero che gli americani si stanno ricredendo sui test a scuola. E' vero il contrario: negli Stati Uniti gli istituti restituiscono alle famiglie i risultati delle prove degli alunni. Vorrei ricordare come grazie a noi gli insegnanti sanno, scuola per scuola, classe per classe, che cosa manca ai loro ragazzi e dove intervenire. Certo, non facciamo il bene degli studenti se li sottraiamo alle prove, solo nascondiamo la testa sotto la sabbia". La presidente Invalsi ha ricordato come la Puglia, dopo una fase di recupero delle competenze e delle conoscenze dei suoi studenti, "a causa della didattica a distanza à la carte voluta dalla giunta della Regione", è tornata ad arretrare nei punteggi. E, ancora, dopo i due anni pandemici trascorsi il problema della preparazione degli adolescenti si è trasferito al Nord-Ovest e al Nord-Est: "A causa delle attività extrascolastiche venute a mancare, oggi conosciamo nuovi problemi in aree come la Liguria e il Veneto". All'estero, ha continuato, "c'è un accredditamento della scuola da parte della società che noi abbiamo perso. Lo si può ritrovare in realtà come la Provincia di Trento, e i risultati degli studenti si vedono subito". Ecco, "il ritorno a casa senza il supporto della scuola fa perdere i figli di famiglie svantaggiate che pure, in classe, avevano recuperato il loro svantaggio. La scuola da casa, chiamiamola così, ha mostrato controindicazioni".   Il pedagogista Novara: "No alla scuola dei voti" Ha contestato l'Invalsi-cultura Daniele Novara, pedagogista, fondatore del Centro psicopedagogico per la pace, docente all'Università Cattolica di Milano: "La scuola delle crocette, perché di questo si tratta, è fallita, tanto più in Dad. La scuola del nozionismo e della lezione frontale, della cattedra e della campanella è ancora lì, nuda e cruda. Le riforme possibili dagli Anni Settanta non sono mai arrivate. Dobbiamo capire se un ragazzo sa usare l'Italiano, la Matematica, l'Inglese, la cosiddetta comprensione del testo e la soluzione di prove standardizzate sono modi gentiliani superati. Lo dice la stragrande maggioranza degli insegnanti. E poi valutiamo i progressi, non gli erriori. Questa scuola è destinata a demotivare i giovani, gli alunni si sentono ospiti, parcheggiati. Voti come due e mezzo, tre meno meno, sono vergogne nazionali".   Il preside D'Ambrosio: "Superati da Tik Tok" Il dirigente scolastico Alfonso D'Ambrosio, preside dei plessi scolastici di Vo' Euganeo e dintorni, nella provincia di Padova, ha voluto mettere in evidenza come quindici anni di social network abbiano portato gli studenti italiani a trasferire le loro competenze su Tik Tok: "Invalsi ha bisogno di un aggiornamento".      182139073-2de9fce9-7c24-41b2-9e2b-18f509041021.jpg

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