Finanziaria delle beffe

La finanziaria delle beffe è tra noi! Leggi le novità introdotte e gli aggravii introdotti per il contribuente!
TAGLI ALL’UNIVERSITÀ E RICERCA


“Sono incredibili la leggerezza e la superficialità con cui il ministro Mussi ed altri esponenti del governo hanno accolto nei giorni scorsi una finanziaria che è senz’altro la peggiore in materia di università e di ricerca da molti anni a questa parte. Oltre al mancato recupero dei pesanti tagli contenuti nella Bersani e all’assenza di risorse adeguate per i bisogni nel frattempo maturati, si penalizza l’assunzione dei giovani ricercatori con la norma che prevede il vincolo di una sola assunzione per ogni pensionamento. E’ stato poi eliminato il 5 per mille destinato alla ricerca. Si tagliano inoltre gli stipendi di ricercatori e docenti con un atto che appare persino costituzionalmente illegittimo e infine si penalizzano gravemente i finanziamenti per l’edilizia universitaria. Qualora non ci fosse una decisa e netta inversione di rotta in finanziaria che consenta di recuperare le risorse mancanti il ministro Mussi avrebbe una sola conseguenza da trarre: le dimissioni“.


TAGLIO DEL 5X1000


Nella precedente finanziaria era stata introdotta, in via sperimentale, la possibilità per i cittadini di destinare il 5 per mille delle imposte, senza alcun aggravio, ad alcune attività fondamentali per il tessuto sociale come il volontariato, la ricerca scientifica, l’Università e le attività sociali svolte dal Comune di residenza.
Nella finanziaria 2007 non c’è alcuna traccia di questa possibilità.


IRPEF PENALIZZA LE FAMIGLIE


Se si considera anche la finanza locale, circa l’80% della manovra economica proviene da maggiori entrate.
Lo afferma il presidente della Corte dei Conti, Francesco Staderini, il quale ha spiegato infatti che la dimensione dei risparmi attesi da maggiori entrate «non è inferiore per il 2007 a 20-22 miliardi, vale a dire i due terzi della manovra correttiva lorda» (nella Relazione l’entità è rimasta ferma a 33,4 miliardi di euro, mentre invece è salita a 34,7 miliardi). Per la Corte, «nell’ipotesi di un ricorso degli enti territoriali alla leva fiscale questa incidenza sarebbe destinata a crescere fino a valori prossimi all’80% del totale. La pressione fiscale, già in crescita nel 2006, potrebbe aumentare ancora per più di un punto percentuale nel 2007». Ciò avrebbe un effetto depressivo sulla crescita e non farebbe diminuire il trend di ascesa della spesa pubblica.


Dinanzi a questi numeri, Prodi delira: “le misure a sostegno delle famiglie numerose sono un punto forte della Finanziaria: sia come assegni familiari, sia come aliquote, sia anche come incentivi specifici per gli asili nido”.
Dal grafico appare chiaro come le famiglie numerose (5a colonna: coniuge e 2 figli a carico) pagano di più rispetto al passato, già da soli 30.000 euro lordi all’anno. Si pensi che il max risparmio fiscale supera di poco i 200 euro/anno.
E questa sarebbe la Finanziaria della giustizia sociale e dell’equità?

TUTTI PROMOSSI !

Dalla relazione tecnica dell’articolo 66 della finanziaria:
“Al fine del risparmio, è stata considerata una riduzione del dieci per cento del numero di ripetenti dei primi due anni di corso della scuola secondaria di secondo grado, ammontanti oggi complessivamente a 185.002 studenti. Si ricava così una diminuzione di 18.500 unità per la popolazione studentesca che, considerando l’attuale rapporto alunni/classi, corrisponde a 805 classi; supponendo quindi di poter diminuire il numero complessivo di classi in ragione dell’80 per cento del possibile risparmio, si stimano 644 classi in meno, corrispondenti a 1.455 docenti e 425 ATA, per una minore spesa di euro 56 milioni a decorrere dall’anno 2008, ed euro 18.6 milioni per l’anno 2007”.


(PSEUDO) TASSA DI SUCCESSIONE


Quasi il 90% delle famiglie italiane possiede una casa di proprietà.
Dal prossimo anno i proprietari dovranno fare i conti con:
• la riforma degli estimi catastali che rivaluta il valore dell’immobile su base patrimoniale,
• con la razionalizzazione della fiscalità sulle rivendite di immobili (dal 12,5% al 20%),
• con la polizza obbligatoria contro le calamità naturali e
• con donazioni e successioni di nuovo tassate (ma con l’imposta di registro), con una franchigia (applicabile, solo ai discendenti, ascendenti e al coniuge) che ammonta a 250.000 Euro (in totale e non per ogni erede) e riguarda solo l’abitazione principale del defunto. Tale tassa deve essere pagata in via anticipata, al momento della dichiarazione di successione.


TRASFERIMENTO DEL TFR


Per le imprese
Lo scambio cuneo-Tfr è un'operazione squallida e demagogica. Se con una mano lo Stato dà 6 miliardi di euro alle imprese, abbattendo il cuneo fiscale (ancorché parziale rispetto ai 10 miliardi di euro previsti e promessi), con l'altra ne toglie 5,2 (con un flusso potenziale che potrebbe arrivare fino a 6,75 miliardi di euro). Gli imprenditori sono furiosi perchè si vedono portar via parte della liquidità che dovranno sostituire con soldi a prestito a costi più elevati, visto che le banche applicano tassi più elevati rispetto al "costo" agevolato del Tfr. Il Tfr "costa" circa il 3%, mentre un prestito bancario il doppio, cioè il 6%. Per le PMI (presso le quali è depositato circa l'80% dello stock di Tfr) l'aggravio sale ancor di più anche in ragione dell'applicazione delle nuove norme dell'Accordo di Basilea, che renderanno l'accesso al credito più regolato e stringente. Insomma, doveva essere la Finanziaria delle imprese, centrata sull'abbattimento del cuneo per il rilancio della competitività, invece, hanno avuto solo metà cuneo e in più si vedono togliere fondi liquidi con il trasferimento forzoso del Tfr.

Il trasferimento forzoso del tfr allo stato e’ una scelta sbagliata nella forma e nella sostanza, e per di piu’ ingiusto. Si tratta di denaro prima di tutto dei lavoratori, ai quali viene tolta autonomia di scelta. Questa misura rischia di diventare la pietra tombale sulla speranza di creare dei fondi pensione in Italia. Dunque, è un’operazione che va a svantaggio dei lavoratori più giovani, quelli che hanno maggiormente bisogno di previdenza integrativa per garantirsi un reddito adeguato quando andranno in pensione. Tutto questo a fronte di un beneficio temporaneo per i conti pubblici (inizialmente vi sono solo entrate, vale a dire i flussi di TFR), poi, però, si crea un debito crescente dello Stato nei confronti dei lavoratori, scaricando i costi sulle gestioni future. L’operazione è a forte rischio di bocciatura europea.
Il lavoratore/risparmiatore non è libero di scegliere cosa fare dei suoi risparmi: o li dà a un fondo pensione, oppure ne dà il 50% all’azienda in cui lavora e il 50% allo Stato, che li userà per finanziare spesa pubblica.

Se il lavoratore volesse lasciare tutto il TFR nell’azienda in cui lavora, non potrà farlo e questa è una norma adatta all’ex Unione Sovietica e Cuba, non all’Italia.
E’ spamming previdenziale, perché in caso di silenzio assenso (cioè se il lavoratore entro 6 mesi non dice se aderisce ai fondi pensione) il 50% va allo Stato, senza che il cittadino/lavoratore lo abbia espressamente autorizzato (opt-out). Da notare che anche la riforma Maroni prevedeva anch’essa un fondo all’INPS, ma per maturare una pensione integrativa, non per finanziare la spesa!

la norma va modificata in modo che il lavoratore dica chiaramente cosa vuole fare (opt-in) dei suoi sudati risparmi, con 3 opzioni:

- fondo pensione,
- azienda,
- INPS (Stato).

Deve essere il cittadino a decidere, non i politici e sindacati al suo posto.


ESPROPRIO AI PROLETARI


Una parte della sinistra effettuava degli espropri proletari; c’è stata una evoluzione e ora invece si fa l’esproprio ai proletari, perché i soldi del TFR (18,9 miliardi all’anno) sono dei lavoratori, non dei partiti e dei sindacati, che hanno arbitrariamente deciso di appropriarsi (e gestire e spendere) metà del TFR che non andrà ai fondi pensione; fra l’altro questa cosa non c’era nel programma dell’Unione, per cui tutti i lavoratori che hanno votato per il centro-sinistra non lo sapevano.
 
Perché Prodi non lo disse nel faccia a faccia con Berlusconi?
Cosa è cambiato in pochi mesi?
Falso in bilancio stereofonico


Il TFR è un debito che l’azienda ha nei confronti dei dipendenti (e infatti nello stato patrimoniale del bilancio sta al passivo); come mai invece se passa allo Stato non è più un debito, ma addirittura un’entrata, che è sfacciatamente classificata come taglio di spesa?
Se un impresa privata facesse così, sarebbe giustamente incriminata per falso in bilancio per 2 motivi:
- perchè lo considera entrata,
- perchè lo classifica fra i tagli.
E’ possibile fare causa al Governo per falso in bilancio?

La morte dei fondi pensione integrativi è una mazzata per i giovani

Molti giovani (non sanno che) andranno in pensione con circa il 30/40% dell’ultimo stipendio; la riforma Dini del 1995 prevedeva lo sviluppo del secondo pilastro, cioè la previdenza integrativa con i fondi pensione. La relazione tecnica prevede che solo il 36,5% del TFR andrà ai fondi pensione, il resto metà alle aziende e metà ai privati.
Ogni euro in più ai fondi pensione, sono 50 centesimi in meno al fondo INPS, per cui in futuro i governi saranno tentati di non incentivare lo sviluppo dei fondi pensione e si crea un bel conflitto di interessi fra il governo e i lavoratori, anche quelli che lo hanno votato.
Inoltre una parte di lavoratori potrebbero decidere di boicottare il fondo pensione reputando che è meglio dare il 50% all'INPS, visto che è poco probabile che lo Stato fallirà, pur sapendo di avere rendimenti minori.
Invece il programma dell'Unione diceva di proseguire nella riforma Dini con il secondo pilastro.
Considerazioni:

- non c’è piena libertà di scelta per il lavoratore,
- non era nel (voluminoso e enciclopedico) programma dell’Unione,
- il Governo può anche prendere il 100% del TFR, ma deve dirlo ai lavoratori prima del voto, non dopo,
- si da’ la mazzata finale ai fondi pensione e ai giovani, non facendo sviluppare un moderno mercato finanziario,
- non è un entrata ma un debito (e inoltre l’hanno messa fra i tagli),
- le aziende avranno anche un aggravio di costo, perché il TFR costa circa il 3% alle aziende, che dovranno invece prendere quei soldi dalle banche, pagando in media il 6%; ma poiché gli interessi passivi non sono deducibili ai fini IRAP, ci si paga sopra anche l’IRAP, a suo volta indeducibile ai fini IRE; è vero che è prevista una compensazione, ma dal 2008, 6 mesi dopo; inoltre, con i nuovi criteri di Basilea 2 ci saranno aziende, soprattutto piccole, alle quali verrà negato il maggior credito, oppure costerà molto di più,
- le aziende dovranno pagare ogni mese all'INPS la quota di TFR maturato; almeno potevano farlo trimestrale o con saldo e acconto, invece si usano le aziende e i lavoratori come un Bancomat senza PIN per finanziare la spesa pubblica, spesso clientelare e improduttiva,
- poichè al peggio non c'è mai fine, il comma 3 prevede che le anticipazioni e il pagamento del TFR giacente presso lo Stato e che spettano al lavoratore saranno anticipate dalle aziende, che potranno poi rifarsi con conguaglio; ma c'e' la fregatura, perchè l'anticipo e il pagamento sono anche di migliaia o decine di migliaia di euro (dipende dall'anzianità di servizio del lavoratore), per cui l'azienda anticipa al lavoratore dei debiti che lo Stato deve pagare, impiegando poi mesi o anni per riaverli (perchè il conguaglio mensile è su importi più bassi, essendo sulla quota di TFR maturata nel mese); ciò creerà un ulteriore squilibrio finanziario, con aumento di costi (interessi+IRAP+IRE); ma perchè mai devono essere le aziende a anticipare quei soldi? Il lavoratore li chieda allo Stato, verso il quale ha un credito.
Questa norma è una bella bomba a orologeria messa sotto il sedere delle imprese.

Cosa ha che fare tutto ciò con "lo sviluppo, il rigore e l'equità", parole ogni giorno sulla bocca dei leader del centro-sinistra e del sindacato, rimane per noi, umili e miseri mortale un inspiegabile e impenetrabile mistero.

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