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Cremona, a teatro i ragazzi che con la pandemia hanno lasciato la scuola

Hanno lasciato la scuola durante la pandemia. Si sono ritrovati a teatro: per cinque settimane ogni mattina trenta ragazzi e ragazze hanno messo in piedi lo spettacolo di danza "Qui, quasi un inizio" che andrà in scena martedì 7 dicembre al teatro Ponchielli di Cremona. Verranno anche i loro ex compagni e insegnanti a vederli. Chissà, magari potrebbe significare l'inizio di un ritorno tra i banchi. Il progetto si chiama "Non uno di meno - La scuola senza cattedra", presentato da una fitta rete di partner delle province di Cremona, Brescia e Mantova e selezionato dall'impresa sociale "Con i Bambini", nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. "E' stata fatta un'azione di rete, con presidi, insegnanti ed educatori, per intercettare questi ragazzi che per vari motivi non frequentavano più o poco la scuola" spiega il regista e attore Mattia Cabrini. I protagonisti sono giovani dai 14 ai 18 anni di vari istituti di Cremona. A loro si è aggiunta una classe del liceo Anguissola in difficoltà: la Dad aveva portato a fragilità e tensioni, anche relazionali.  La pandemia ha avuto effetti devastanti sugli adolescenti, tanto da incidere sulla dispersione e l'abbandono scolastico. Da Cremona arriva una risposta alternativa ai ragazzi che si sono persi per strada, può essere da modello per altre realtà. Le prove dello spettacolo  "Abbiamo lavorato sul linguaggio del corpo e sulla musica che fa da tramite alle loro storie, l'esigenza profonda di questi ragazzi è quello di essere pensati e cercati" continua Mattia Cabrini, 33 anni, che è tra i coordinatori del progetto e alla regia ha lavorato con Marianna Bufano e Chiara Servalli. "Qui, il titolo dello spettacolo, significa esserci, trovare uno spazio in cui loro possono stare bene in questo mondo. Anche per me è stata una sfida. L'arte e il teatro esigono regole, gli adolescenti ti ribaltano". Mattia Cabrini con i ragazzi  Sulle musiche proposte dall'Orchestra Filarmonica Italiana, che accompagnerà dal vivo lo spettacolo, Gioacchino Rossini, Antonìn Dvorák e Johann Strauss i giovani attori intervengono, danzano, raccontano e si raccontano. Si parte dalla rappresentazione della pigrizia, dell'indolenza ("noi siamo quelli che non combinano mai niente") e si arriva all'Egyptian March che significa per questi ragazzi il rimettersi in marcia. Da sdraiati ad adolescenti in piedi: vale per tutti, non solo per chi ha gettato la spugna nello studio. Accanto al percorso artistico sono stati realizzati anche due laboratori di fotografia e comunicazione. "Il Laboratorio" e "La compagnia dei piccoli" sono le associazioni coinvolte, una psicologa e cinque educatori hanno lavorato sulle relazioni: chi arriva in ritardo e chi si sveglia e dice: "Oggi non ne ho voglia". Insomma, un gioco di squadra. E dallo spettacolo nascerà un docufilm a cura di Sol Capasso di Camarada Films. Ma forse sarà anche un nuovo inizio delle loro vita una volta abbassato il sipario. 105915976-217d721d-ef37-4bcc-9451-0d20b776b41f.jpg

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