DOTTORI DI RICERCA, DOPO UN ANNO OTTO SU DIECI LAVORANO. MA IL MERCATO DEL LAVORO NON LI VALORIZZA CorriereUniv.it – Corriere dell'Università Job

La fruizione di finanziamenti per la frequenza del dottorato ha riguardato il 79,1% dei dottori di ricerca del 2017 e il finanziamento ottenuto è stato giudicato adeguato dal 57,9% dei dottori che hanno usufruito della borsa. Resta vero che, nonostante la presenza di finanziamenti a sostegno della ricerca, il 50,4% dei dottori di ricerca dichiara di aver svolto attività lavorative nel corso del dottorato. Infine, il 77,9% dei dottori di ricerca dichiara di aver partecipato, in maniera abituale per almeno un anno, ad attività formative strutturate all’interno del proprio corso di dottorato. Le esperienze di studio all’estero rappresentano un elemento importante, riguardano infatti il 49,8% dei dottori di ricerca e sono realizzate prevalentemente su base volontaria per collaborare con esperti, elaborare la tesi di dottorato, ma anche per utilizzare laboratori e attrezzature specifiche. Non è un caso pertanto se la soddisfazione complessiva dei dottori per l’esperienza all’estero è pari in media a 8,7, su una scala 1-10. Il 69,5% di chi ha vissuto un’esperienza all’estero ha scelto come meta di studio un Paese europeo, più specificatamente Regno Unito (14,4%), Germania (11,9%) e Francia (11,5%); tra i paesi extra-europei, gli Stati Uniti d’America (16,0%) sono quelli più attrattivi. Per circa un dottore su tre (33,1%)la durata dell’esperienza all’estero è superiore ai 6 mesi. Tra gli aspetti che caratterizzano l’esperienza di dottorato risaltano il tempo dedicato alla ricerca (il 50,8% vi dedica oltre 40 ore a settimana; il 21,9% più di 50 ore alla settimana), la realizzazione di pubblicazioni (l’80,7%) e le attività di collaborazione alla didattica (67,4%). Al termine del dottorato, il 32,8% pensa di intraprendere la carriera accademica, in Italia o all’estero, il 19,2% vorrebbe ricoprire una posizione di alta professionalità alle dipendenze, nel settore pubblico o privato, mentre il 16,1% vorrebbe continuare a svolgere attività di ricerca.

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