33 ore e voto in pagella CorriereUniv.it – Corriere dell'Università Job

Erano 8 anni che Educazione civica manca all’appello a scuola. O meglio che avesse un ruolo parificato alle altre materie, relegata con la riforma Gelmini a qualche ora da togliere a Storia e Geografia. Ed ora, dopo tante dichiarazioni, c’è l’accordo: ed è il più ampio possibile. Dalla Lega ai Cinque Stelle alle opposizioni – Fratelli d’Italia, Forza Italia, mentre il Pd è sul chi va la. Il testo è stato votato nella giornata di oggi in commissione Cultura e Istruzione: l’appuntamento in aula è per il 27 aprile quando Salvini e la Lega chiederanno l’approvazione del primo passaggio parlamentare. La nuova Educazione civica – nuova perché sul tema sono stati approvati decreti presidenziali dal 1999 e la materia già si studia in diverse scuole medie e superiori del Paese – prevede una vera e propria disciplina con un voto specifico in pagella. Non ci sarà un’ora dedicata all’Educazione civica, farlo avrebbe significato investire mezzo miliardo di euro: la materia sarà trasversale su tutto il programma e insegnata per 33 ore nel corso dell’anno scolastico. Avrà un docente dedicato – abilitato all’insegnamento delle materie giuridiche ed economiche – che coordinerà la disciplina suggerendo alla fine il voto. Il testo unificato prevede 12 articoli. Detto che, articolo 1, “l’Educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi”, la discussione tra forze politiche diverse ha permesso di mettere per iscritto che la disciplina “declina nelle istituzioni scolastiche la conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni comunitarie”. Accenni di Costituzione saranno offerti già “dall’infanzia”, come altre iniziative di “cittadinanza responsabile”, e l’opposizione è riuscita a ottenere il passaggio di attenzione all’Unione europea. Per bilanciare in chiave regionalistica l’apertura all’Europa, in un passaggio si è sottolineato “lo studio delle regioni e dei suoi statuti”. In un comma, questo chiesto da Fratelli d’Italia, viene indicato “lo studio della storia della bandiera e dell’Inno nazionale”. Ancora, l’Educazione civica serve per promuovere “princìpi di legalità”. La materia entrerà in vigore dal prossimo settembre nel primo ciclo di istruzione (elementari e medie) e nel secondo (superiori) per sviluppare “la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società”. Uno stampo green: la protezione dell’ambiente richiama l’orizzonte dato dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Quindi, nel testo approvato si parla della tutela delle identità, delle produzioni e delle eccellenze territoriali e agroalimentari. Ancora, si sottolinea la valorizzazione del patrimonio culturale e, in una dizione molto di sinistra, “dei beni pubblici comuni”. Interessante l’accento – in un testo troppo ampio, che rischia di diventare un inno alle intenzioni – agli elementi fondamentali del Diritto “con particolare riguardo al Diritto del lavoro”. La Lega ha chiesto e ottenuto che si mettessero in evidenza gli articoli della Costituzione che definiscono la scuola un luogo di avvicinamento “responsabile e consapevole” al lavoro. Nel testo unificato ci sono iniziative collegate all’Educazione civica pratiche e contemporanee. L’educazione stradale, per esempio. L’educazione alla salute e al benessere, al volontariato e alla cittadinanza attiva (con possibili interventi esterni di protagonisti del Terzo settore). L’Articolo 5 si occupa, poi, di cittadinanza digitale, “abilità e conoscenze digitali essenziali da sviluppare con gradualità”. Servono per imparare “a valutare criticamente la credibilità e l’affidabilità delle fonti di dati, informazioni e contenuti digitali; individuare i mezzi di comunicazione digitali appropriati; cercare opportunità di crescita personale e di cittadinanza partecipativa attraverso adeguate tecnologie; essere in grado di proteggere la propria reputazione, rispettare i dati e le identità altrui”. Su questo aspetto, il ministro dell’Istruzione convocherà ogni due anni la Consulta dei diritti e dei doveri dell’adolescente digitale quindi dovrà tenere un Albo delle buone pratiche di Educazione civica e organizzare un concorso nazionale per valorizzare le migliori esperienze. Per i docenti è prevista una formazione specifica. Dal 2020 ci saranno 4 milioni di euro a disposizione, ma nessun investimento specifico: sono soldi sottratti alla grande greppia della Buona scuola renziana.

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