Università, l'Italia prende undici premi Erasmus

ROMA – La miglior parte dell’Europa si fonde con undici atenei italiani. Il primo bando (pilota) di Erasmus+, si chiama “European Universities”, ha scelto 17 alleanze tra atenei del continente su 54 che si erano presentate. In undici di queste diciassette union c’è un’università italiana. Ogni consorzio riceverà dall'Unione europea un finanziamento di 5 milioni di euro per un budget totale di 85 milioni investiti nell'alta formazione e nella ricerca del Continente. Per grant ricevuti, e da spendere nei prossimi tre anni, davanti a noi ci sono la Francia (16 presenze in 17 alleanze) e la Germania (15), entrambi partner storici e affilati contendenti. Sono ventiquattro i Paesi dell'"European Universities" e si evidenziano i pochi progetti cui ha partecipato con successo il Regno Unito (3) e la presenza dell’Università di Malta. In nessuna delle diciassette alleanze, tuttavia, un ateneo italiano è capofila.   L’Università Statale di Milano prende il premio nel consorzio 4EU+ con cinque accademie europee tra cui la Sorbona di Parigi e Heidelberg: insieme, le sei, rappresentano 300 mila studenti e 26 mila tra docenti e ricercatori. Venti sono i partner istituzionali e amministrativi che sostengono questo consorzio. Le sei università lo scorso gennaio hanno firmato un memorandum per cercare soluzioni per le emergenze sociali, ambientali, economiche facendo leva "su un modello avanzato di cooperazione europea tra atenei". L'Università Statale di Milano L’Università di Padova nell’alleanza Arqus è socia di altre sei tra cui Granada e Lione. Trento è nel gruppo più ampio: undici atenei in tutto, tra loro Barcellona e Dublino. Ancora, la Bocconi di Milano è in Civica con altre sei e il Politecnico di Torino si è presentato unito a Grenoble e Lisbona. L’Alma Mater di Bologna ha sei alleati, compresi la Libera università di Berlino e la Complutense di Madrid. Un premio europeo tocca La Sapienza di Roma, nello stesso consorzio di Bruxelles e Marsiglia. Quindi – ognuna inserita nella sua alleanza – l’Accademia delle Belle arti di Roma, l'Università di Cagliari e quella di Palermo.Nel novero dei premiati c’è una terza realtà romana, l’Università di Tor Vergata, che nel Consorzio Yufe (Young universities for the future of Europe, otto atenei) ha l’ambizione di "voler cambiare la formazione universitaria continentale”. L’obiettivo è la nascita di una Fondazione dell’Università europea. Il professor Martin Paul, presidente dell’alleanza e della capofila Università di Maastricht, ha detto: “I nostri studenti diventeranno altamente attrattivi dal punto di vista dell’occupabilità contribuendo alla coesione della società europea”. Tor Vergata, ateneo per molti versi in difficoltà, arriva a questo risultato dopo cinque anni di collaborazioni con diciotto università europee. Nel 2025 un’area universitaria del Continente I singoli consorzi offriranno agli studenti del futuro la possibilità di completare il proprio curriculum di studi scegliendo tra i programmi offerti da ciascuno degli atenei coinvolti. In alcuni casi si utilizzeranno vere e proprie “card” di consorzio. La lingua ufficiale dei programmi di studio sarà l’inglese, ma gli studenti che trascorreranno un periodo in un dipartimento all'estero saranno incoraggiati nello studio della lingua del Paese ospitante. Terminati gli studi, riceveranno un diploma europeo, valido ovunque nell’Unione.Il commissario per l’Educazione e la Cultura, Tibor Navracsics, dice: “L'iniziativa di Erasmus+ cambierà l’Alta educazione dell’Europa riuscendo a tenere insieme eccellenza e inclusione”. In autunno ci sarà una seconda “call”. L’unione punta alla costruzione di una “European Education Area” entro il 2025. L’exploit continuo della Sant’Anna La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, fondata nel 1987, nel frattempo consolida la sua posizione d’eccellenza nella classifica delle “giovani università” di “The Times Higher Education Young University Rankings 2019": è settima al mondo tra gli atenei con meno di cinquant’anni di vita e guadagna due posizioni. Nella classifica generale di “The Times”, pubblicata solo una settimana fa, la Sant’Anna risultava decima per la ricerca prodotta in rapporto al numero dei docenti e dei ricercatori. La Rettrice Sabina Nuti ha commentato: “E’ un risultato straordinario, da condividere con Pierdomenico Perata, da cui ho ricevuto il testimone a maggio 2019. Abbiamo saputo individuare settori strategici e di frontiera su cui focalizzare i progetti di ricerca e la partecipazione a bandi competitivi, tanto per le Scienze sociali come Economia e Management, Giurisprudenza e Scienze politiche, quanto per quelle sperimentali: Ingegneria, Medicina, Scienze agrarie e Biotecnologie”. Al 23° posto del “Times Young” si scopre il San Raffaele di Milano (conferma la posizione). Tra le prime cento si trovano Verona (72a, migliora di sedici posizioni), la Libera di Bolzano (77a, peggiora), la Bicocca (82a, peggiora), Roma III (85a, migliora), il Politecnico di Bari (87°, migliora) e l‘Università della Calabria (98a, peggiora). Escono dalle prime cento Tor Vergata e Bergamo. L'approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare. Saperne di più è una tua scelta Sostieni il giornalismo! 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