A Dongzhou una nuova Tiananmen

Massacro nel villaggio cinese in rivolta «Volevano comprare i cadaveri per nascondere tutto»
PECHINO - No alla centrale elettrica a carbone. Per questo motivo gli abitanti del villaggio Dongzhou nel Sud della Cina, nel Guangdong, un centinaio di chilometri da Hong Kong, avevano cominciato a protestare. La risposta è stata un tiro al bersaglio. Un massacro. Il primo dopo la strage di piazza Tienanmen nel 1989. Barricate e scontri feroci. È accaduto nella notte fra martedì e mercoledì ma si è saputo solo dopo tre giorni quando la notizia ha bucato il muro della censura che dirigenti locali avevano provato a innalzare con i mezzi più spregiudicati. «Hanno persino tentato di comperarci i cadaveri per nascondere la verità» hanno accusato i manifestanti (.......) Una battaglia che è proseguita per diverse ore e, secondo la versione ufficiale fornita dalle autorità, sarebbe stata causata «da pochi rivoltosi» che avrebbero scagliato bottiglie molotov contro la polizia. «Era già buio - spiega il comunicato distribuito dall’agenzia Nuova Cina - e la situazione caotica. Come risultato alcune persone sono state uccise e ferite per errore». Un caso che viene definito di «violenza grave ai danni della polizia», addirittura un «crimine di cui i responsabili risponderanno». Parole minacciose che hanno preannunciato diversi fermi e arresti ma che non hanno impedito a contadini e pescatori, uomini e donne, di ritornare a presidiare le strade attorno alla sede della sicurezza. «Hanno provato a nascondere ciò che era avvenuto».
Hanno accusato i manifestanti. In effetti la rivolta di Dongzhou sarebbe rimasta avvolta nelle nebbie dei segreti di Stato se alcune foto non fossero state consegnate al South China Morning Post , quotidiano di Hong Kong. Una di queste ritrae un ragazzo Lin Yutui, morto con un buco da proiettile nell'addome. Alla sua famiglia uno di quei «leader locali», che spesso lasciano Pechino all’oscuro delle loro prepotenze e si muovono con una spregiudicatezza da Medioevo, avrebbe portato le condoglianze e la promessa di un risarcimento. Duemila renminbi. Poco meno di duecento euro. A tanto varrebbe per questi signori la vita di un lavoratore della terra nella Cina, grande potenza della economia mondiale.
Estratto dal Corriere della Sera del 12 dicembre 2005

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