Fondazione Mattei e IUAV insieme per il nuovo fondaco della ricerca a Venezia - CorriereUniv.it

Le sfide ambientali che le aree urbane dovranno affrontare nei prossimi anni sono cruciali: l’impegno congiunto di FEEM e IUAV per individuare soluzioni per la sostenibilità delle aree urbane C’è nel cuore di Venezia, nel Sestiere di Santa Croce lungo il Canal Grande tra Rialto e Ponte degli Scalzi, un palazzo storico che ha trovato una nuova identità: è Palazzo Ca’ Tron. Con il suo giardino all’italiana questa antica dimora costruita nel XVI secolo da una nobile famiglia, che ebbe tra i suoi membri diversi illustri diplomatici e magistrati, tra cui anche un Doge, diventerà ora un vero e proprio “fondaco della ricerca” grazie all’accordo tra la Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) e l’Università IUAV di Venezia. Da questa partnership nasce EPiC – Earth and Polis research Center, il nuovo centro internazionale di ricerca sulle città resilienti e sui progetti di ricostruzione. “EPiC – come afferma Paolo Carnevale – Direttore Esecutivo della Fondazione Eni Enrico Mattei, focalizza le sue attività sulla sostenibilità delle aree urbane. Una delle caratteristiche del centro è il suo approccio multidisciplinare, imprescindibile per affrontare in maniera sistemica le questioni relative alla sostenibilità urbana. Mai come adesso la resilienza dei contesti urbani è al centro del dibattito nazionale e internazionale e proprio su questo convergeranno le attività di ricerca di EPiC, utili a individuare le migliori soluzioni per rendere le città e i territori climate proof. Gli studi già in corso sono sviluppati da un team multidisciplinare di ricercatori con consolidate esperienze in numerosi settori accademici: dall’architettura al progetto urbano, dalla tecnologia alla gestione dell’acqua e dell’energia, dall’economia allo sviluppo locale, dal patrimonio urbano alla ricostruzione e al consolidamento di contesti di pace tra le comunità. La ricerca prende in esame temi quali adattamento e resilienza urbana; circular cities; vulnerability and risk; emergency and recovery; reconstruction and conflict”. “La Fondazione Eni Enrico Mattei – continua Paolo Carnevale – ha rinnovato a Venezia il suo impegno per la ricerca nell’ambito del lungo percorso che la vede presente da tempo nella città lagunare. Vogliamo che il centro sia un nuovo ‘fondaco della ricerca’ per lo sviluppo di progetti congiunti in materia di resilienza e sostenibilità urbana. I lavori di ristrutturazione sono stati appena ultimati e la sede sarà inaugurata a breve. La Fondazione Mattei con il suo trentennale patrimonio di conoscenza in materia di sviluppo sostenibile, economia circolare, transizione energetica e legami tra economia, ambiente ed energia, insieme alle competenze di IUAV in materia di architettura, pianificazione e studi urbani, sono già al lavoro su studi internazionali con l’obiettivo di affiancare i governi e le comunità nelle sfide delle città contemporanee”. Un progetto di riconsiderazione e di rinnovamento La rigenerazione di Palazzo Ca’ Tron è al centro di questo nuovo progetto. “Questo accordo – racconta Alberto Ferlenga, Rettore dell’Università IUAV di Venezia – è il frutto di un incontro quasi inevitabile che ha trovato in Ca’ Tron anche un punto di incontro fisico attraverso la valorizzazione di questo palazzo. Ca’ Tron è una delle più illustri residenze storiche di Venezia, è sul Canal Grande ed è uno dei pochi palazzi ancora in uso pubblico in questa città che tende a privatizzare e a far diventare accoglienza turistica tutto ciò che ha un peso storico importante. Questo palazzo, che è stato in passato sede dei nostri corsi di pianificazione, è oggi al centro di un progetto di riconsiderazione e di rinnovamento che ha trovato il convinto ed entusiastico coinvolgimento di FEEM che avrà proprio qui la sua sede veneziana”. Oltre al progetto di riconversione e di rigenerazione di Ca’ Tron, l’accordo tra Università IUAV e FEEM prevede anche la realizzazione di un vero e proprio programma di ricerca comune che vedrà coinvolti ricercatori, dottorandi e studenti. “L’idea alla base di questo accordo – continua Ferlenga – è quella di dare vita a quello che noi abbiamo chiamato un “fondaco della ricerca”, un luogo di convergenza di iniziative pubblico-private con finalità di ricerca. Un luogo “misto” di studio, dibattito ed esposizione (noi insegniamo anche arte e architettura) che ospiterà un insieme di competenze incrociate che non esiste in nessun altro luogo a Venezia. Ca’ Tron sarà un ambito dove poter condurre  ricerche che si nutrano di rapporti interdisciplinari, riunendo interessi e partecipazioni diversificate. Motore dell’iniziativa saranno i giovani ricercatori e i dottorandi che, una volta selezionati, daranno vita a un ambiente stabile di ricerca, con molteplici ambiti di competenza”. La resilienza sarà uno dei temi principali su cui convergeranno le attività di ricerca. “Venezia – spiega ancora Ferlenga – è la prima città resiliente al mondo: da sempre costruisce le sue case in modo tale da resistere allo smottamento del terreno sottostante. Venezia è storta, sbilenca, ma le sue case reggono da secoli e lo fanno perché sono costruite in modo diverso dalle altre e chi studia Venezia lo sa bene: ma non solo le case, anche l’intera città ha dovuto contrastare, con tanti accorgimenti, eventi come l’acqua alta e ha dovuto farlo ben prima che il fenomeno fosse compreso tra gli effetti del cambiamento climatico”. Ricerca e innovazione per territori climate proof Da questa esperienza, il progetto di ricerca tra FEEM e IUAV si apre anche ad altre realtà. Rendere le città e i territori climate proof diventerà un campo di sperimentazione, azione e ricerca inevitabile nei prossimi anni. Sviluppare queste soluzioni integrate in una pianificazione territoriale e urbanistica non significa ridurre a zero il rischio di impatti da fenomeni climatici repentini e variabili. L’idea racchiusa nel concetto climate proof rimane quella di ridurre i possibili rischi a un livello quantificabile e accettabile per la società e per il sistema economico. La riduzione del rischio va promossa con l’uso congiunto e integrato di infrastrutture e con misure di gestione e pianificazione, dagli strumenti di adattamento a pacchetti assicurativi mirati agli impatti locali, ai sistemi di allerta ed evacuazione, di concerto con le capacità consolidate della protezione civile. “In questo ambito – dice Stefano Pareglio, Coordinatore scientifico del Programma di Ricerca “Firms and Cities Transition towards Sustainability – FACTS” di FEEM, uno dei maggiori artefici di questa iniziativa scientifica – vogliamo lavorare sull’integrazione degli strumenti di analisi territoriale”. Ricorrendo in particolare agli strumenti GIS-based che si basano cioè su programmi che permettono di contestualizzare le informazioni anche in maniera georeferenziata. Stiamo infatti cercando di costruire degli spazi di ricerca che aggreghino le competenze” in modo da poter rappresentare e analizzare diverse tipologie di fenomeni, da quelli economici a quelli sociali, fino a quelli ambientali. “Quello che ci interessa – aggiunge Pareglio – è proprio la possibilità di integrare informazioni e simulazioni che provengono da discipline diverse per poter generare rappresentazioni territoriali specificate a livello spaziale”. Ovvero poter verificare la distribuzione sul territorio di determinati fenomeni. “Per noi non è rilevante solo il fenomeno nella sua misura, ma anche nella sua manifestazione territoriale”. In questo modo si stabilisce uno spazio di integrazione tra matrici naturali, ecologiche, sociali ed economiche che “vorrebbe essere uno dei portanti del nostro lavoro dal punto di vista analitico a supporto delle politiche. In questo ambito, secondo me, abbiamo un oggettivo vantaggio competitivo. FEEM per la parte economica ed econometrica e IUAV per la parte ambiente naturale e ambiente costruito”. Molteplici le variabili che possono essere prese in considerazioni e che dipendono dalle diverse matrici. Per esempio il gruppo di ricerca coordinato da Pareglio ha lavorato alla messa a punto di un modello che mette insieme le dinamiche relative al consumo del suolo. “Noi costruiamo modelli che anticipano le possibili dinamiche nell’uso del suolo in funzione di variabili, quali l’andamento del PIL o l’andamento della popolazione. Cerchiamo anche di introdurre variabili che esprimono la qualità delle policy e delle norme e che aiutano a comprendere le correlazioni che sussistono tra i diversi aspetti di questioni complesse”. Il network attivato da Fondazione Eni Enrico Mattei e IUAV La prospettiva di resilienza si declina anche sui temi della ricostruzione. In questa prospettiva intendono lavorare FEEM e IUAV che hanno riunito un gruppo internazionale di università ed enti di ricerca per lavorare congiuntamente alla ricostruzione urbana e territoriale, con speciale attenzione alle regioni del Medio Oriente e del Nord Africa e in particolare alla Siria. IUAV ha una rete nazionale e internazionale molto forte di oltre 250 università in grado di fornire ulteriori conoscenze su temi chiave. Il team ha sviluppato un approccio strategico al problema della ricostruzione particolarmente innovativo, creativo e unico a livello globale. La strategia proposta immagina la città ricostruita come un sistema organico di cellule modellato su insediamenti storici locali; quartieri funzionali autonomi in termini di energia, acqua e risorse che possono essere collegati per ricostruire la città sostenibile del futuro. La città storica, con il suo alto livello di qualità della vita e la sua bellezza, diventa il modello per le future città ricostruite attraverso un processo definito che combina le qualità spaziali uniche dei centri storici con i massimi livelli prestazionali forniti dalla tecnologia. Un processo dal basso verso l’alto che consente alle amministrazioni locali e alle comunità, a partire da questioni urgenti come l’accesso all’acqua e all’energia sostenibile, di intervenire direttamente sulle città e i territori agevolando una ricostruzione sostenibile che serva anche da strumento di riconciliazione e di costruzione della pace. La ricostruzione cellulare propone un modello circolare di sviluppo che consente di raggiungere immediatamente su piccola scala il livello più avanzato di sostenibilità urbana. “Lo stesso approccio – conclude Stefano Pareglio – lo stiamo testando anche per la Basilicata. Stiamo lavorando a un progetto che è finalizzato a costruire un’ipotesi di sviluppo per questa Regione che si fonda sui criteri di circolarità, di resilienza e di inclusione sociale, mutuando un approccio che IUAV ha già sviluppato in contesti diversi ma che ha un substrato teorico e una operatività significativa. Le stesse persone che hanno lavorato in altri contesti complessi, come quelli interessati da guerre, stanno ora lavorando con noi sulla Basilicata per individuare modalità di pianificazione innovativa e resiliente che si fondino sulle risorse naturali e turistiche e che creino occasioni di sviluppo. Abbiamo messo a fuoco un’idea di rilancio della Basilicata fondata su valli e centri minori, su progetti concreti e su approcci di circolarità e di inclusione, segnando un primo vero progetto comune di questa nuova iniziativa”. agi

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