I lettori e il ricercatore bidello: "E' un'ingiustizia, non un dramma"

ROMA - La lettera dell'aspirante ricercatore, Giovanni Desideri, che ha raccontato la sua vicenda di aspirante studioso a Parigi e, successivamente, di richiesto bidello in Italia (ha inviato una mail alla newsletter Dietro la lavagna), sta suscitando un forte dibattito nel mondo del precariato della scuola, che in questi giorni abbiamo raccontato attraverso il longform "La vita agra dell'insegnante".rep Longread La vita agra degli insegnanti di CARLO BONINI (COORDINAMENTO E TESTO), BRUNELLA GIOVARA (MILANO), CONCHITA SANNINO (NAPOLI), ALESSIO SGHERZA (ROMA), ILARIA VENTURI (BOLOGNA), CORRADO ZUNINO (ROMA). COORDINAMENTO MULTIMEDIALE LAURA PERTICI. GRAFICHE E VIDEO A CURA DI GEDI VISUAL Su questa storia italiana, che è anche una metafora sul lavoro nel nostro Paese, la sua qualificazione, sulla sottostima (economica e sociale) che la ricerca e i suoi protagonisti conoscono nella nazione, si è sollevato un dibattito. Lo hanno sollevato, meglio, i nostri lettori.    Valter Ferrarini, una moglie insegnante di Francese in una scuola superiore di Parma, ha ribaltato la prospettiva del non aspirante bidello Giovanni Desideri. Così. "Mi dispiaccio delle peripezie per il riconoscimento del titolo di Giovanni Desideri. Allo stesso tempo mi preme sottolineare che non gli è stato offerto di fare il bidello, ma piuttosto lui ha fatto domanda per il personale Ata e lo hanno chiamato... Se lo ha fatto per ripiego, non è colpa della scuola o del sistema, è lui che deliberatamente ha accettato di farlo. Il bidello svolge un ruolo dignitoso e fondamentale come tanti altri, non è un ripiego. Il tema fondamentale è che in Italia fai l’insegnante per titoli e non per merito”. Giovanni Fuganti ha ribaltato la prospettiva: “Io ho vissuto l’esperienza contraria nel mondo del lavoro francese", ci ha scritto. "Ho una laurea quadriennale in Bocconi, ottenuta nel 1995, e un Master in Business Administration conseguito a Berlino nel 2011. Lavoro in Francia e perché questi titoli vengano riconosciuti quassù ai fini della qualifica aziendale, quindi a maggior ragione per l’insegnamento, dove immagino sia richiesta anche la conoscenza della lingua nella quale si andrà ad insegnare, occorre richiedere la dichiarazione di equipollenza, che ha un costo di 70 euro a titolo. Si fa online, servono i titoli originali e una trascrizione giurata - altri costi - se emessi da un Paese extra Ue. Mi sembra, quindi, che la connotazione negativa che traspare dalla lettera pubblicata sia eccessiva e che quanto capitato al lettore corrisponda alle normali prassi all’interno della Comunità europea (che poi districarsi tra la burocrazia europea sia un inferno, questa è un’altra questione). Ancora, un altro lettore ricorda: “Io e mia moglie eravamo ricercatori all'Università Federico II di Napoli. E abbiamo fatto i bidelli. Il collaboratore scolastico il sottoscritto lo è stato per sei anni, mia moglie per due e, grazie a questo lavoro, abbiamo mangiato. Attualmente entrambi siamo docenti di scuola secondaria. Non è una cosa rara essere bidelli laureati”.  La storia del ricercatore-bidello ha alimentato la voglia di racconto di diversi precari della scuola italiana. Un lettore, che ci dà le sue credenziali ma chiede di restare invisibile, racconta: “Ho 62 anni e sono un precario di Terza fascia. Cosa ho fatto negli anni precedenti per essere ancora ai nastri di partenza della vita? Ero responsabile amministrativo e finanziario di un'azienda da oltre 100 miliardi di fatturato, già a trent’anni. Mi occupavo di contabilità, bilanci, finanza, controllo di gestione. Già, perché sono laureato in Economia e Commercio. Arrivai a scrivere articoli su una rivista universitaria e a co-fondare un'associazione di tesorieri d'impresa. Tutto questo in Sicilia. Un giorno la mia azienda fu acquistata in maniera piratesca e licenziarono le figure apicali, me compreso. Cominciò un periodo, e durò qualche anno, in cui faticavo a mettere insieme il pranzo con la cena, una famiglia a carico. Recentemente sono approdato nel mondo della scuola e mi sono dovuto accontentare anche di 4-500 euro al mese in istituti paritari, per diciotto ore la settimana. Sono rientrato negli elenchi di Terza fascia, tre anni fa, ma tutte le mie esperienze aziendali non valgono niente (al massimo ottengo un incarico di Geografia). Vorrei poter parlare ai ragazzi di impresa, di derivati, ma questo mi è materialmente impossibile. Posso spiegare solamente che la capitale della Francia è Parigi”. Alberto Romele vuole precisare che il dottor Desideri, aspirante non bidello, non è stato ricercatore, ma solo aspirante ricercatore. “Il diploma di cui parla è con tutta probabilità un Dea, diplôme d'études avancés, che in Francia non esiste più. Giovanni non dice mai nella sua lettera di essere stato un ricercatore. Il Dea, al massimo, è stato per alcuni un avvio alla ricerca dottorale. E, per inciso, il dottorato stesso non è solo ricerca, ma anche formazione. Questa precisazione è importante perché se di formazione si vuole parlare, e dei suoi problemi, non si possono fare confusioni. Questo non toglie nulla alla lettera di Desideri né alla tragedia dell'insegnamento in Italia”. Chi si immerge nella storia del ricercatore mancato e ne prende le parti è Antonio Cinque, che vira il ragionamento sul destino delle università online. Scrive: “L’esperienza di Giovanni Desideri mi ha indignato particolarmente. Ha alimentato un senso di ingiustizia nel leggere le lungaggini burocratiche che un ragazzo deve affrontare per far riconoscere titoli eccellenti conseguiti all'estero. In Italia, al contrario, da diversi anni se ti vuoi laureare in modo semplice e senza stress, e poi utilizzare questo prestigioso titolo per fare l'insegnante e inserirti nelle graduatorie di istituto, basta iscriversi alle università on line. Istituite nel 2003 con l'intento di entrare, sicuramente con tutte le buone intenzioni, nel mondo della formazione a distanza garantendo ottime qualità didattiche, dopo diciassette anni sono diventate a tutti gli effetti una scorciatoia per ottenere a pagamento una laurea. E' un metodo per diventare dottori e accumulare titoli con il minimo sforzo, con esami semplificati e tesi approssimative”.183219774-8753c0dc-17f6-42dc-8b52-ae8e44884974.jpg

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