Scuola, dalla didattica a distanza alla riapertura. Le voci dei protagonisti

Le potremmo chiamare le tre R, le tre parole chiave che segnano la storia della didattica a distanza. Reticenza, responsabilità, rimodulazione. Partiamo dall'inizio, quando in febbraio in alcune città del Nord e dal 5 marzo in tutta Italia la scuola si ferma. E parte un'affannosa rincorsa alla scuola digitale, la scuola da casa. E' la cosiddetta didattica di emergenza che viene raccontata in un libro che sarà online come e-book domani 7 agosto e in libreria il 12 agosto firmato da Francesco Alario, educatore e componente della Commissione ministeriale per la riforma dei licei europei, ed Emanuele Caroppo, psichiatra e psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana.   Perché un educatore e un medico? Risponde Alario: "Perché scuola è anche salute. Siamo parte di una stessa comunità e con identica sensibilità crediamo nella formazione dei giovani e nell'investimento sul loro futuro, che dev'essere costruito sulle basi dei saperi umanistici e scientifici e sull'internazionalizzazione dei percorsi didattici. All'inizio del lockdown abbiamo pensato a questo libro per registrare e studiare come il sistema scuola stesse reagendo all'evento straordinario della sospensione delle attività didattiche in presenza".   Didattica di emergenza e riapertura. Voci dalla scuola, edito da Castelvecchi, è un'ampia e dettagliata raccolta di voci dalla scuola: insegnanti, dirigenti, studenti e genitori. Da Nord a Sud, 18 docenti e dirigenti, sei studenti e una decina di genitori dicono la loro su pregi, difetti e difficoltà incontrate in questi mesi costruendo un dialogo a più voci. Spiega Gino Roncaglia, dell'Università Roma Tre, che introduce il volume: "La scuola non si è interrotta, ma è scomparsa la scuola come luogo cognitivo e di esperienza. Ma se guardiamo quest'esperienza con altri occhi, la scuola si è aumentata con le tecnologie digitali conoscendo nuove dimensioni".    Nuove abilità, nuove difficoltà nuove dimensioni quindi. Partiamo dalle tre R, anzi dalla prima e chiediamo ad Emanuele Caroppo quanto è stato sofferto il passaggio dalla reticenza alla rimodulazione. "Salta agli occhi che la scuola italiana era impreparata sebbene la figura dell'animatore digitale dovesse esserci da tempo in ogni istituto. Alcune scuole erano più pronte, altre molto meno."  A essere pronti più di tutti erano forse i ragazzi, come testimoniano le voci loro e dei genitori. Certo mancavano gli scherzi ai professori, le risate, persino la paura per l'interrogazione. Ma i nativi digitali si sono adeguati e molti di loro hanno saputo sfruttare al meglio questa occasione per riflettere, concentrarsi, studiare in modo diverso.    Punto debole e di grande difficoltà, le verifiche. Come spiega il preside del liceo Volta di Milano, Domenico Squillace, "fare Dad non vuol dire fare lezione davanti a una webcam, ma implica modalità profondamente diverse e differenti modalità di verifica. Noi ci siamo basati soprattutto sulla partecipazione. Ma se la didattica a distanza dovesse continuare dovremo modificare i nostri strumenti valutativi". Spiega infatti la professoressa Susanna Capalbo dell'Istituto comprensivo statale Erodoto di Corigliano: "Abbiamo colto qualche insofferenza da parte dei ragazzi per attività basate troppo sulla trasmissione del sapere che sulla costruzione e sulla scoperta".   Ma non dimentichiamo che la Dad è stata una didattica di emergenza, ora serve altro. Dice Caroppo. "Ci vuole la DAD, la Didattica Aumentata Digitalmente. Ma bisogna non perdere tempo e formarsi all'uso". Settembre è vicino: da quest'analisi dettagliata e documentata vengano idee e nuove competenze. Perché DAD ora deve volere dire altro. E la scuola diventerà più ricca e capace di rispondere meglio alle sfide del futuro. 111844654-dcd9028d-4f24-4135-9820-1452db1645f7.jpg

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