Bielorussia, studenti in sciopero con i lavoratori: polizia li disperde - CorriereUniv.it

In Bielorussia continuano le proteste di piazza contro il presidente Aleksandr Lukashenko, al potere dal 1994 e vincitore di elezioni il cui risultato non è stato riconosciuto dall’Unione europea perché ritenuto falsato da massicci brogli. Bruxelles ha imposto sanzioni contro i responsabili delle presunte manipolazioni del voto e della repressione del dissenso, mentre nel Paese sono iniziati gli scioperi indetti dall’opposizione. La leader Svetlana Tikhanovskaya, rifugiata in Lituania, aveva dato un ultimatum al presidente, concedendogli fino al 25 ottobre per dimettersi. All’Università di Minsk professori e studenti hanno manifestato assieme. Molti giovani sono stati arrestati e messi al muro dalla polizia: le immagini diffuse sui social media fanno rabbrividire. Nella sola giornata di ieri, secondo il ministero dell’Interno bielorusso, 523 persone sono finite in manette e 352 rimarranno detenute per un tempo indefinito, in attesa di essere giudicate da un Tribunale. Belarusian opposition leader Svetlana Tikhanovskaya calls for nationwide strike to begin after police fired stun grenades at crowds marching against President Lukashenkohttps://t.co/aBjdaO3lpC pic.twitter.com/nrTi5eNlqd— BBC News (World) (@BBCWorld) October 26, 2020 Domenica almeno 100.000 persone hanno marciato attraverso il centro della capitale all’inizio della giornata per dare quello che hanno definito un “ultimatum popolare” ad Alexander Lukashenko: dimettersi o affrontare uno sciopero nazionale che potrebbe paralizzare l’economia. Lunghe colonne di manifestanti, avvolte nella tradizionale bandiera bielorussa rosso-bianca che è diventata il simbolo delle proteste, si sono riversate nel centro della città, gridando “dimettiti!” e “sciopero!” La Polizia antisommossa aveva già lanciato l’ennesima repressione a Minsk, lanciando granate assordanti su folle di manifestanti pacifici, inseguendo le persone attraverso i cortili. Circa 200 gli arresti cercando di impedire l’undicesima domenica consecutiva di protesta nel Paese. Spento internet, chiusa la metropolitana e cordoni di poliziotti attorno ai luoghi de potere. L’ordine di caricare la folla è arrivato solo in serata per quella che agli osservatori è apparsa come la dimostrazione che la pazienza del regime è finita.

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