""Classi chiuse, Così siamo solo robot". Lettere a Repubblica dalle scuole

Lunedì 8, al primo giorno di “scuola-non scuola” del 2021, hanno realizzato un inedito sciopero dei pc spenti. Da tantissimi istituti arrivano lettere dei rappresentanti degli studenti alla ministra Azzolina. Ma migliaia sono le testimonianze che spontaneamente vengono inviate ai mezzi di informazione oltre a invadere il web. C’è una intera generazione che sente il bisogno e il dovere di spiegare al mondo adulto – del quale fa parte innanzitutto quello delle istituzioni – cosa sta vivendo nel profondo. “Tu, caro lettore forse sei adulto. Bene, io no. E come mi sento? E’ tutto sospeso, alla fine mi sento soltanto un robot”. Bella immagine, se non fosse raggelante. E’ in una delle tante lettere che stanno arrivando a Repubblica, che si aggiungono agli articoli-racconto che in questi ultimi tre mesi vengono scritti su Repubblica@Scuola, quasi seicento. “Ci stanno togliendo la penna dalle mani. C’è una guerra invisibile, siamo pronti a combatterla ma perché iniziare togliendoci la scuola?”. Niente appelli vaghi, e davvero in pochi sfuggono a responsabilità ed errori. In realtà non chiedono semplicisticamente “riaprite”, ma “organizzate le condizione per poter riaprire in sicurezza, magari a piccoli passi”. Fanno esempi parlando dei trasporti, delle quote in presenza o da remoto, dei possibili orari scaglionati: “Non siano negazionisti, non chiediamo diritti a discapito della vita degli altri, ma non possiamo restare fermi a guardare la vita che scivola via…”. Anche con ironia: “On/off, on/off, on/…off?”. Abbiamo pensato di pubblicare dei passaggi di alcune di queste testimonianze, con i nomi o con i “nickname” che proteggono la privacy nelle tante attività di Repubblica@Scuola. La parola a loro.   Senza provarci siamo già sconfitti Premessa: non siamo negazionisti. Siamo studenti, giovani, meno vulnerabili al virus di altre persone, ma capaci ugualmente di trasmetterlo. Questo è ben chiaro a tutti… L’emergenza non è affatto finita, nessuno vuole arrogarsi dei diritti a discapito della vita degli altri… ma non possiamo restare fermi a guardare la vita che scivola via, dalle nostri mani e da quelle di tutti gli altri… Noi abbiamo manifestato a favore di un rientro a scuola consapevoli delle difficoltà che proprio un possibile rientro avrebbe comportato. Pensiamo a una scuola sicura, con trasporti adeguati, con ingressi scaglionati e turni – siano essi distesi su mattina e pomeriggio o su settimane alternate. Al momento, è un fatto indiscutibile, un rientro a scuola della totalità degli studenti sarebbe un’impresa suicida. Ripartire sì, ma a piccoli passi. La mancata promessa del ritorno in aula del 7 gennaio è sintomo di grande confusione da parte delle istituzioni. Questa prassi dell’organizzazione all’ultimo minuto non può più funzionare….  adesso che il futuro è una dimensione così incerta e avversa, come fare e prepararsi adeguatamente a viverlo, seduti, statici e mezzi muti, di fronte a individui in pixel che percepiamo sempre più distanti e sempre meno umani? … Serve almeno tentare di cercare una soluzione. Lo diceva Michael Jordan: posso accettare la sconfitta, ma non posso accettare di rinunciare a provarci… La didattica a distanza, che piaccia o meno, ci permette di stare a galla e di non soccombere del tutto, questo merito le va riconosciuto. Ma se non si interviene al più presto, anche questo ultimo appiglio non basterà più a sostenerci. Elena, (Leonardo, Vanessa, Davide - liceo scientifico Cuneo) Siamo semplicemente robot Tu, caro lettore, forse sei adulto e ti sei già ambientato nell'universo. Bene, io no. Anzi, noi no, parlo per gli studenti. Quando dopo lunghi mesi di didattica distanza ci hanno finalmente annunciato il tanto atteso il ritorno a scuola, non ci aspettavamo di certo che questo significasse distanziamento, quasi nessuna interazione sociale e tutte le altre pesanti e stressanti conseguenze. La scuola è fatta di amicizie, di amore, di emozioni e sorrisi, che ad oggi sono nascosti dietro miliardi di mascherine tutte uguali. Poi…tutto sospeso. Ci riempiono la testa di sole parole. Fatiche e i sacrifici sono stati vani, svaniti, tutto inutile. Ci hanno riproposto la dad, che ormai per la maggior parte di noi è sinonimo di "ignorare e copiare notizie dal libro riuscendo a fregare i professori e portando a casa un bel voto". Cosa ci rimane di tutto ciò? Nulla, la risposta è nulla, siamo semplicemente robot. (lucc1ola -  Liceo Scientifico Cremona) Ci stanno togliendo la penna dalle mani  "Quando qualcuno ti toglie la penna di mano allora sì che capisci davvero quanto sia importante l'istruzione". Malala Yousafzai, Premio Nobel per la Pace nel 2014. Mai come oggi sono parole vere. C'è una guerra invisibile, tutti siamo disposti a fare la nostra parte, ma non è ammissibile che ci venga chiesto di rinunciare, prima di ogni altra cosa, alla scuola. Certamente è la soluzione più semplice chiudere le porte delle aule e sostituirle con classi virtuali, perché tutto sembra continuare più o meno ugualmente, senza alcun danno nell'immediato, ma domani? …  Scuola non è imbattersi in addizioni e radici quadrate, in imprese e rivoluzioni, poesie e traduzioni, o meglio, non è soltanto questo. Scuola è prima di tutto comunità, collettività nella quale imparare a vivere insieme agli altri, che sono riconosciuti come soggetti con pari dignità e differenti esigenze La didattica a distanza (DAD) ci nega tutto questo… Che vengano pure chiuse le scuole, ma solo alla fine, dopo aver scaglionato il suono della campanella, differenziato gli ingressi, diviso i banchi, e soprattutto potenziato i trasporti. Che sia l'ultima spiaggia, e non la strada più corta, mettere in pausa la nostra crescita. (Mariantonietta -  liceo classico Potenza) Trasporti e parole vuote  Ho festeggiato da appena un mese il mio diciottesimo compleanno e credo sinceramente che noi ragazzi siamo molto più maturi di chi prende delle decisioni sulla nostra istruzione. Si chiede a noi studenti di entrare a metà mattina e di uscire a metà pomeriggio_ come faremo quando avremo una valanga di valutazioni scritte o orali il .giorno dopo? Ci sono ragazze e ragazzi che in quegli orari pomeridiani frequentano corsi di lingua, di preparazione a test universitari, oppure, svolgono attività sportive a livello agonistico. Nessuno ha pensato che alle 8 del mattino un ragazzo può essere accompagnato da un genitore, mentre più tardi, per forza di cose, è costretto a riversarsi sui mezzi pubblici?  La verità è che noi dipendiamo dalle aziende di trasporto pubblico che in molti casi, come nella mia città, Roma, presentano delle criticità che vanno avanti da anni. Perché allora non adeguare il trasporto pubblico alle esigenze di noi studenti e apportare dei miglioramenti che possano durare anche dopo l’emergenza Covid?  (Marco Piccinelli) La scuola è un ricordo Da quando in Italia è arrivato il covid-19, la scuola è diventata soltanto un ricordo per noi ragazzi che da un giorno all'altro ci siamo trovati chiusi in casa e con metodi scolastici completamente diversi. Finalmente però, dopo mesi di attesa siamo potuti tornare sui banchi, ma anche questo purtroppo è durato poco. Molte scuole non riuscivano a garantire le distanze tra i banchi, e sui mezzi pubblici la mattina c'era comunque la calca di ragazzi, che altrimenti sarebbero arrivati in ritardo; e ben presto siamo tornati in DaD. (ronchix  Liceo Russel-Newton Firenze) On/Off – On/off - On/...Off? La nostra scuola si è presentata alla data del 14 settembre pronta a tornare “in pista”, ben organizzata. Era stato progettato, attraverso il lavoro estivo di tante persone, un protocollo dettagliato ed efficace, che cercava di soddisfare sia le necessità di distanziamento e igiene sia l’opportunità di garantire a tutti gli studenti almeno una parte di frequenza a scuola, in presenza. Ingressi scaglionati, suddivisione della nostra classe in tre gruppi di studenti di cui due insieme alternativamente in aula e uno da casa, banchi singoli distanziati, mascherine in entrata, uscita e in qualunque spostamento interno. Nonostante le tante regole, era quello che tutti speravamo: rivedere gli amici e i docenti. Peccato non sia durato a lungo... (ilpiccoloprincipe  Liceo Galileo Ferraris Torino) Appesi a un filo spezzato Dal 14 settembre in poi, tutte le scuole d'Italia hanno iniziato gradualmente a riaprire. Fino a qualche giorno prima sapevamo che saremmo ritornati tutti in presenza, poi iniziò una fase di cambiamenti in negativo, un DPCM dopo l’altro.La sensazione che abbiamo avuto noi studenti, fin dal primo giorno, era quella di essere appesi a un filo. Abbiamo cercato di vivere al meglio i giorni in presenza, pur con mascherine e un distanziamento sociale che nelle aule non è sempre facile da rispettare. Sapevamo che saremmo ritornati in questa situazione, ma non abbiamo mai perso la speranza. Oggi, con l’ultimo DPCM, quel filo si è spezzato.  (ninni003 Liceo Plinio Seniore Roma)   150542852-e83cfd20-82d3-452e-b6b2-9606284c7153.jpg

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