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Eccomi, dopo quasi quattro ore di treno, partita da Ancona in orario, arrivare a Bari, per passare un bel weekend con amici. Viaggio lungo, costellato di bellezze autoctone che osservavo dal finestrino, all’arrivo in Puglia, in particolare. Sebbene sia cresciuta nelle Marche, i miei genitori sono di Manfredonia, città sulla costa garganica, molto carina, a cui invito a chi legge di visitare al più presto. Dopo Foggia, la presenza di ulivi e vigneti sono molto numerosi lungo la strada....il caldo si fa sentire, e quando la voce elettronica nomina ‘Trani’, finalmente mi preparo per poter scendere.
Per la prima volta osservo anche i famosi trulli, che non avevo mai visto, sono davvero graziosi. All’arrivo alla stazione,saluto la mia compagna di viaggio, Nicoletta, conosciuta in treno con cui ho passato grazie a lei un bel tragitto. In questi giorni, la città, è immersa in un duplice tripudio di festeggiamenti, tra profano e sacro:il ‘profano’ è il ritorno in seria A del Bari ( qualcuno dice ‘grazie ad un leccese’, ma non entro nel merito di disquisizioni calcistiche), sottolineato dagli striscioni bianco-rossi per le vie della cittadina, addosso a bambini, adulti, donne... il sacro è rappresentato invece dalla celebrazione del Patrono, San Nicola di Bari. San Nicola di Myra viene detto anche di Bari, perché in questa città fu portato e rimane conservato il suo corpo. Nel 1087, circa 62 marinai si impossessarono delle sue reliquie e lo trasportarono a Bari, dove giunsero il 9 maggio, con indescrivibile esultanza della popolazione. I marinai consegnarono il corpo al benedettino Elia, abate di San Benedetto, il quale edificò sul posto la Basilica del santo. La maestosa Basilica, a lui dedicata, è ancora oggi meta di numerosi pellegrinaggi che testimoniano l'affetto profondo della gente nei confronti di questo grande uomo di Dio. Ho anche visitato, ma purtroppo trovata chiusa, la Chiesa Russa, molto caratteristica da fuori, con i mosaici riportanti tre santi, credo (il russo non è il mio forte), appena avrò occasione di visitarla, ne scriverò ben volentieri sui prossimi numeri del Sassolino. Girando per la città, l’ho trovata molto viva: di giorno, commercianti gentilissimi, mercato colorato, ottimo cibo: sono innamorata delle cozze, cucinato da bravi cuochi (tarantini!). Mentre la sera bar aperti fino a tardi, tanta gente per strada con difficoltà a camminare nei nodi come la piazza e al mercato del pesce, trasformato per le serate baresi in un grande pub all’aperto, molto simile all’anconetano Lazzabaretto, pieno di ragazzi. Panzerotti enormi e ottimi che “avit’ scii’ a mangiall daffor” da Cosimo, come anche i croissant in una pasticceria verso via Pessina. Immancabile l’ironia che solo i pugliesi hanno... (Non me ne vogliano gli altri). I miei amici mi hanno fatto una sorpresa,alla fine, portandomi al villaggio Nor Arax. Villaggio costruito circa ottanta anni fa, dove un centinaio di profughi armeni,provenienti dalla Grecia, trovò accoglienza nel villaggio che fu appunto, chiamato ‘Nor Arax’, tradotto in italiano ‘nuova Arax’, indicando il nome del fiume che scorre in Armenia, l’Arax. Nulla è rimasto, se non la scritta in caratteri armeni all’entrata. Da rifare l’anno prossimo!
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