Ci mancava solo Renzi Stampa
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Lunedì 17 Novembre 2014 14:05

L’incipit delle idee di Matteo Renzi sull’università ricalca queste visioni: “L’Italia, che in molti settori dell’industria e del commercio è ai vertici mondiali, non è ugualmente rappresentata ai vertici delle classifiche delle istituzioni universitarie e di ricerca.”

La ricetta di Renzi usa la stessa retorica del merito di gelminiana memoria. Una formuletta semplice e buona per tutte le stagioni: competizione, merito ed eccellenza.

Bisogna, infatti, “mettere a punto un sistema di valutazione delle università e sostenere quelle che producono le ricerche migliori. Anche in questo campo si devono introdurre meccanismi competitivi… È un risultato che si può ottenere usando indicatori quantitativi sulla qualità della ricerca prodotta sul modello dell’Anvur e il parere di esperti internazionali autorevoli e fuori dai giochi. L’obiettivo è avere una comunità scientifica meno provinciale, che esporta idee e attrae talenti”.

Il pezzo forte del programma di Renzi riguarda però le tasse universitarie e i prestiti d’onore: “Agli atenei che vi sono interessati deve essere consentito di aumentare le tasse universitarie in funzione di progetti di eccellenza didattica, trovando al tempo stesso compensazioni per le famiglie con redditi medi o bassi. Agli studenti devono essere offerti prestiti per coprire integralmente i costi, prevedendo che la restituzione rateizzata – parziale o integrale – inizi solo quando essi avranno raggiunto un determinato livello di reddito… Consentire a tutti gli studenti universitari di finanziarsi gli studi e le tasse.”

Dunque, aumentare le tasse universitarie e concedere, per pagarsi gli studi, prestiti con “l’obbligo per le Università di stabilire accordi con almeno tre banche (di cui almeno una locale e almeno una nazionale) per i finanziamenti agli studi universitari, garantiti da un fondo pubblico di garanzia”

Considerando il fatto che negli USA i prestiti per conseguire l’istruzione superiore stanno diventando la principale voce dell’indebitamento privato, che in Inghilterra vi è stato un crollo delle iscrizioni all’Università dopo la riforma Browne,

Renzi propone di aumentare le tasse universitarie introducendo un sistematico indebitamento degli studenti, a cui dovranno far ricorso soprattutto gli studenti delle classi meno abbienti

Finalmente Matteo Renzi ha gettato la maschera sull’Università dimostrando di ritenere la formazione accademica una delle prime voci di bilancio da tagliare.

Trenta milioni di euro tagliati per il 2014 al Fondo di Finanziamento Ordinario e addirittura quarantacinque milioni per ogni anno a partire dal 2015.

L’annunciata revisione della spesa pubblica si risolve tristemente nell’ennesima riduzione di risorse da destinare a Università ed Enti di Ricerca, gettando una grave ipoteca sulle possibilità di sopravvivenza del sistema pubblico della ricerca in Italia

I provvedimenti assunti dal CDM ignorano deliberatamente le recenti raccomandazioni del Consiglio Universitario Nazionale (CUN), per un piano di reclutamento straordinario necessario a mettere in sicurezza il sistema della Ricerca, gravato da oltre un miliardo di euro di tagli e dal blocco del reclutamento.

Per il governo che aveva promesso di mettere l’istruzione al centro, non è un gran bel risultato.

 

M. Florese

Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Dicembre 2014 03:37
 
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