FUORI CORSO: “UN COSTO SOCIALE, UN PROBLEMA CULTURALE, UN FENOMENO TUTTO ITALIANO DA DEBELLARE” Stampa
Scritto da Caporedattore   
Sabato 26 Ottobre 2013 13:25

Non più tardi di qualche mese fa, l’eccellentissimo  Ministro della Repubblica Francesco Profumo definì in un paio di interventi pubblici gli studenti “fuori corso” come  “un costo sociale…una vergogna, un fenomeno tutto Italiano da debellare”, lasciando intendere fra le righe che la colpa, nella maggior parte dei casi, fosse dello studente stesso. Premetto che l’eccellente Ministro oltre essere professore universitario del Politecnico di Torino da 27 anni è stato anche per 6 anni Rettore dello stesso politecnico, insomma una persona che in teoria dovrebbe aver capito, in base alla sua esperienza, quali sono i problemi dell’apparato universitario italiano.
Per confermare ulteriormente questa accurata e intelligentissima analisi nella nuova manovra Spending Review il preparatissimo  “governo tecnico”, all’interno di un emendamento, ha previsto che gli Atenei possano incrementare dall’anno 2013 l’importo delle tasse agli studenti fuori corso, fino a raddoppiarle, secondo loro questo è il modo giusto per DEBELLARE questo fenomeno.



Iniziamo a chiarire, in maniera del tutto sommaria, quali potrebbero essere le categorie degli studenti fuori-corso:
ci sono coloro che per necessità devono lavorare alcuni giorni durante la settimana quindi rinunciare a ore di studio fondamentali e in alcuni casi anche a ore di lezione; l’ordinamento prevede la possibilità di dichiararsi “studente-lavoratore”  così da poter scegliere un numero limitato di esami e riduzione percentuale delle tasse,  ma sono ancora poche le università a dare questa possibilità, per non parlare del fatto che spesso alcuni ragazzi lavorano ma non hanno la possibilità di certificare questo lavoro perché o non sono lavoratori regolari (nel peggiore dei casi) o comunque non raggiungono quella determinata soglia minima di reddito prevista per coloro che ad esempio svolgono “lavori occasionali” con pagamento in voucher;
ci sono coloro, che essendo fuori sede, non possono permettersi l’affitto della casa e ogni giorno devono affrontare viaggetti comodi comodi nelle nostre fantastiche carrozze ferroviarie che li costringono a stare 12 ore fuori di casa. Quindi è un po’ difficile pensare che si mettano a studiare una volta arrivati.
Questi sono solo 2 esempi emblematici legati soprattutto al fattore economico quindi alla non possibilità in alcuni casi di ricevere la borsa di studio. Ma bisogna pensare anche ai mille casi possibili in cui uno studente spesso si trova a essere fuori corso perché ha dovuto far fronte ad una serie di problemi legati alla organizzazione della didattica, problemi che gli hanno fatto perdere tempo prezioso come ad esempio il caso in cui i professori risultino per giorni irrintracciabili e gli studenti riuscivano a parlare  solo con assistenti che, anche con tutta la buona volontà, non riescono a dare una grossa mano; per non parlare di quei casi in cui lo studente è costretto a saltare anche 2 sessioni di laurea per problemi con il relatore; infine quegli esempi di percorsi ad ostacoli (presenti fin troppo anche nel nostro ateneo), in cui per sostenere un esame devi superare 3 prove, 2 scritti e 1 orale, insomma un chiaro esempio di snellezza della didattica.
Considerati tutti questi problemi , ovviamente semplificati e condensati per motivi giornalistici (ce ne sarebbero di cose da scrivere) penso che il reale problema dei “fuori corso” non sia dovuto, nella gran parte dei casi, a una certa pigrizia o non serietà da parte dello studente.
Le motivazioni devono essere cercate altrove , in primis a una mancanza di investimenti da parte dei vari Governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni che hanno avuto come aspetto in comune, il taglio ai finanziamenti all’Università Pubblica e il taglio dei finanziamenti per il fondo del diritto allo studio, in seconda battuta a una mancata innovazione per quanto riguarda gli aspetti organizzativi e didattici delle nostre università, avendo mancato nei punti fondamentali di riduzione della burocrazia, snellimento della didattica e aumanto del pragmatismo.
Quindi per concludere è bene dire, senza mezzi termini che l’attuale Ministro Profumo, invece di inventare nuovi capri espiatori, dovrebbe tacere e agire per migliorare la qualità dell’università e per dare  la possibilità e il sostegno a tutti coloro che hanno le capacità e la volontà di emergere, senza demonizzare i più svantaggiati (del resto mica tutti possono pagare la retta delle Università da cui proviene l’attuale Governo e la sua numerosa e fortunatissima prole).
Da un Ministro “tecnico” nominato dall’alto ci aspettiamo questo; vedremo cosa sarà in grado di fare.

 

MASTRO

Ultimo aggiornamento Sabato 26 Ottobre 2013 13:35