Fuori corso, guai in vista Stampa
Scritto da Caporedattore   
Domenica 08 Maggio 2016 18:43

Il numero dei fuori corso preoccupa, e preoccupa molto. Da recenti statistiche il numero totale degli studenti fuoricorso in Italia sarebbe superiore a 700mila unità, e le non troppo recenti modifiche all'attribuzione del FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) stabiliscono in maniera forse troppo semplicistica ma efficace per la comprensione che se la percentuale di fuoricorso è alta, l'Università in questione prende meno fondi.

Inutile parlar male della sola Gelmini, anche con tutti quelli che sono venuti dopo, come Profumo ed oggi la renziana Giannini non è cambiato nulla, anzi le cose sono solo peggiorate, perchè la cosa è effettivamente vantaggiosa per il Ministero, che risparmia qualcosina sulle uscite.
Le statistiche ci dicono che la percentuale di fuoricorso per università passa da un 53% degli Atenei meno virtuosi ad un 23% per gli Atenei più in salute.

Dicevamo che la situazione è preoccupante, ma solo dunque da un punto di vista economico, sia per quanto riguarda gli Atenei,che per quanto riguarda gli studenti interessati.
Certo, perchè è facile dire "basta studiare sodo" ma poi ci si scontra con un gran numero di difficoltà personali che possono abbracciare infinite situazioni e creare effettivamente ostacoli insormontabili per un conseguimento del titolo di studio nei tempi stabiliti.
Si passa dalle difficoltà economiche, scegliendo quindi di diventare "studente lavoratore" che ovviamente può dedicare allo studio e alla frequenza solo una parte della giornata, alle difficoltà mediche, dovendo rinunciare a fette di anno preziose per effettuare cure. Oltre a queste cause ce ne sono altre legate alla disorganizzazione generale dei percorsi formativi, a intoppi del perfetto (solo nella mente dei professori) sistema di gestione appelli, tesine, parziali, prove di esame, che possono far slittare di una, due, tre o più sessioni il conseguimento dei crediti formativi per un insegnamento.
Ci sono le difficoltà di essere studente fuorisede e quindi dover ricevere notizie relative alla didattica "a distanza" e spesso non tempestivamente (quante volte siete arrivati in Università e avete scoperto che la lezione era cancellata!); esistono casi in cui i professori sono così distanti dallo studente (oppure veramente stupidi) che non riescono a valutare uno studente in modo adeguato, anche quando sia effettivamente preparato (e di casi ce ne sono stati parecchi in passato).
In ultimo le difficoltà tra tirocinio e Tesi finale, a volte vere e proprie odissee che altro non dovrebbero essere che pure formalità.
E pensare che al momento, a differenza da quanto sancito anche dalla Carta dei Diritti, i ragazzi fuoricorso dopo il secondo anno non possono nemmeno diventare rappresentanti oppure firmare per richiedere Attività Culturali....insomma dei Reietti paganti dell'Università, come lo erano diventati gli studenti dei Vecchi Ordinamenti ormai disattivati. A proposito ce n'è ancora qualcuno? Perchè LORO veramente non hanno più alcun diritto e nessuno sembra occuparsene.
Ma da oggi arrivano altri spauracchi, quelli economici, perchè tutti gli Atenei hanno paura dei tagli e quindi stanno cercando delle soluzioni per arginare il problema basate unicamente sul fattore economico e quindi disincentivare lo studente fuoricorso a continuare gli studi secondo diverse modalità.
Si va da un aumento graduale delle tasse dopo ogni singolo anno fuoricorso proposto da alcuni Atenei, alla geniale trovata del Politecnico di Torino che ha deciso per l' eliminazione fisica se non riusciranno ad acquisire un certo numero di crediti entro un certo periodo. Un sistema moralmente inaccettabile: sarà sufficiente non aver passato gli esami del primo semestre (circa 28 crediti) entro due anni per dover ripartire come matricole e addirittura dover ripetere il test d’ingresso perché di fatto espulsi giocandosela con i neodiplomati.
Insomma, l'Università dovrebbe applicare percorsi di recupero, domandarsi quali sono le cause del fallimento dell'azione educativa per questi studenti, invece decide di buttarli via ed abbandonarli. Tutto molto cinico e secondo noi molto lontano dall'ottica educativa che dovrebbe avere l'Università.
Speriamo vivamente che l'UNIVPM non adotti mai misure simili. Aumentare le tasse a chi effettivamente nemmeno fruisce delle strutture universitarie e non grava affatto sull'economia interna se non per qualche pezzo di carta o qualche bit su un database è una cosa per noi non accettabile. In ogni caso qualora questi provvedimenti dovessero solo essere accennati sarà battaglia dura e senza quartiere per lasciare intatti i diritti di TUTTI gli studenti, anche dei fuoricorso.

 

Emodoro

Ultimo aggiornamento Domenica 08 Maggio 2016 19:09
 
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