L'Università va di corsa come in formula SAE Stampa
Scritto da Caporedattore   
Martedì 10 Novembre 2015 05:33

La Formula SAE è una competizione tra studenti universitari organizzata dalla Society of Automotive Engineers (SAE) che prevede la progettazione e la produzione di un’auto da corsa, valutata durante una serie di prove in base alle sue qualità di design e di efficienza ingegneristica. Fu istituita nel 1981 con lo scopo di dare agli studenti universitari la possibilità di confrontarsi in un evento che risulti quanto più appetibile e interessante. La competizione è ad oggi diffusa in tutto il mondo, si gareggia ogni anno avendo come arena i principali circuiti di Formula 1 e gli eventi sono organizzati direttamente dalla SAE in collaborazione con le associazioni nazionali di ingegneri e tecnici dell'automobile.

Ogni gara è costituita da una serie di prove tecniche, quindi gare non solo tra le macchine, ma anche e soprattutto tra gli ingegneri (studenti) che le hanno progettate. La progettazione di un veicolo riguarda infatti tutta serie di ambiti che vanno ben oltre le semplici performance. Ogni team di studenti deve progettare, costruire, testare e promuovere il prototipo. Il team della nostra università, il Polimarche Racing Team, l’anno scorso ha partecipato per la prima volta al progetto; la collaborazione tra studenti di ingegneria, informatica ed economia ha portato il mezzo, simile ad una piccola formula uno, a confrontarsi nella kermesse internazionale organizzata dall’Associazione tecnica dell’automobile (SAE), nel circuito Riccardo Paletti di Varano. All’evento hanno partecipato 70 team studenteschi provenienti da 19 nazioni, per un totale di oltre 2000 iscritti. La Peacock One, così chiamata in onore dello stemma dell’università Politecnica delle Marche, si è classificata al trentunesimo posto. Un traguardo più che buono, trattandosi della prima partecipazione, del quale il team si è sentito molto soddisfatto! Nonostante il risultato positivo bisogna impegnarsi ancor di più per crescere e non ci si può certo adagiare sugli allori, in quanto ogni anno migliora la competitività degli avversari e molteplici sono gli inconvenienti da affrontare in tempo reale. Intanto, fatto tesoro dell’esordio, la P2 è arrivata in classifica generale 16° in Repubblica ceca e 30° in Italia sul tracciato di Varano nelle gare di settembre . Lo scopo principale di tutto ciò, è spingere i futuri professionisti a lavorare in gruppo per creare un prodotto efficiente, sviluppando le competenze necessarie per lavorare in un’azienda. Correndo sul circuito, il team mette in mostra le sue capacità di fronte alle ditte che potrebbero, in futuro, offrirgli lavoro. Lo si fa per passione. Si sacrifica tempo, domeniche e notti per poter poi andare in gara. Si lavora in squadra con un responsabile generale, il Team Leader e delle suddivisioni di competenza, ognuna con un Division Leader. Ogni settore conta dalle 5 alle 10 persone circa. Come in tutti i team si fanno riunioni tecniche, insieme anche ai professori. Ci si aggiorna sull'andamento dei lavori e poi si lavora in officina. Il progetto è un progetto di Ateneo quindi può coinvolgere chiunque. Un team è un’azienda in miniatura e raggiunge molti ambiti. Si parte ovviamente dall'ingegneria, ma come le vere aziende si deve arrivare ad avere anche un buon reparto comunicazione, un reparto marketing o d’economia, tutti aspetti che verranno comunque valutati in gara. Un team è necessariamente multidisciplinare.
Francesco Codovilli, capo del reparto motore (sia dell’anno passato che di questo) mi racconta quella che è stata la sua esperienza: “Mi han chiesto di descrivervi che cos’è la Formula SAE e come si vive.... Beh una premessa è d’obbligo, la Formula SAE si fà perché è la passione che hai dentro che ti spinge a farla, è il tuo senso della competizione, delle gare, della benzina bruciata e dei gas di scarico sui vestiti, non si fa Formula SAE per interesse di comodo, per una tesi, per un esame, per un voto… Formula SAE si fà perché senza non ti sentiresti completo, un richiamo incontrollabile, quella follia da “buttati, e quando ti ricapita un’esperienza simile”. E fin qui è il cuore che comanda ma una volta dentro inizi a capire tanti aspetti, tante situazioni a cui mai prima avresti pensato; devi fare i conti con altre 40-50 persone, appassionate, chi più chi meno, colleghi, amici, non sempre benevoli, non sempre pazienti. La realtà dell’ambiente lavorativo (perché alla fine, che se ne dica, diventa un vero e proprio lavoro) d’un tratto viene fuori e così si manifestano i problemi, lavorativi e personali, scontri, discussioni, dibattiti, litigate, scelte difficili da prendere, opinioni diverse da gestire, animi accesi da calmare. La fase progettuale e realizzativa è qualcosa di veramente importante da non prendere mai sottogamba e dove un’alta pignoleria dei dettagli, delle migliorie, delle performance, dello studio dei materiali, simulazioni e lavorazioni, aiuta non poco in tutto quello che è l’iter di sviluppo; i progetti ben nati evitano tanti successivi problemi dati da inconvenienti, imprevisti difficilmente recuperabili e sopratutto molto rognosi per il team intero. In tutto questo però impari veramente tanto, impari a gestire il tuo gruppo, impari a riconoscere le persone, impari a convivere con tante teste, impari cosa sia realmente un team e chi realmente ne vuole fare parte al 100% perché malgrado tutto, malgrado i disguidi, malgrado le divergenze, esiste solo una cosa che conta davvero, la macchina; e in lei noi abbiamo sempre trovato la forza di andare avanti per arrivare preparati dove realmente conta essere uomini e ingegneri. Il bello è tutto questo, lavori tanto e per quanto sarà tanto non sarà mai abbastanza, c’è sempre quel qualcosa che sfugge agli occhi e alla mente; sudi un anno, vedi una macchina, che più che un pezzo di ferro diventa un estensione naturale del tuo corpo e della tua anima, perché sei tu, siete voi gli artefici dei capolavori che escono da quella officina; sarà un’esperienza dura, sarà da far le nottate per rispettare le scadenze a cui puntualmente si arriva sempre troppo vicini, malgrado tutta la buona volontà e l’organizzazione che uno ci può mettere, sarà da rodersi il fegato per tutti gli imprevisti che puntualmente capiteranno, per i problemi da risolvere il giorno stesso o giù di lì…Ma in questi due anni di Formula SAE una cosa l’ho imparata ed è quello il motivo che ti spinge a rialzarti in ogni momento, nei mesi e nel tuo anno peggiore: il campo di gara. Lì, tutto diventa vero, respiri l’emozione dei tuoi sogni, lì il tuo lavoro viene applaudito, stimato, esaltato da altri studenti, dai migliori tecnici, anche di F1, dove la tua creatura nel bene e nel male da il meglio di tutto quello che può dare, dove l’anno di guai diventa un flebile ricordo, e il momento è qualcosa di indescrivibile, adrenalina pura, il cuore in gola a urlarti dentro “speriamo di passare le prove statiche, speriamo non si rompa nulla, ti prego non ti fermare”…e sono tante le preghiere che puntualmente ricordi a memoria e reciti come un mantra, perché per quanto se ne dica, partecipare è bello, ma arrivare in fondo e far vedere di avercela fatta, aver fatto bene, aver messo il muso davanti ad altri, nel pieno spirito competitivo del mondo delle corse è un’emozione indescrivibile.”
A questo punto starete pensando...quali sono i vantaggi per noi studenti? In primis l’esperienza diretta con la meccanica…mettere le mani sui pezzi… sporcarsi… sbatterci la testa… contattare le aziende… veder nascere la propria “creatura” e tanto altro…perché fare le cose di persona, andando oltre i libri e gli esercizi, è un qualcosa che neanche gli esami ti possono insegnare. Per il CV poi c’è un vantaggio notevole, poiché tutte le aziende del settore sanno cos'è la Formula SAE ed hanno un occhio di riguardo per gli ingegneri che vi hanno preso parte (a volte è addirittura tra i requisiti minimi).
Al di là di tutto vale l’esperienza di crescita formativa, sia ingegneristica che di vita, perché prendere parte a quest’evento è un’avventura unica, senza eguali oserei dire…è la bellezza di mettersi in gioco con la realtà!
Se vi va,  il 14 ottobre in aula magna ci sarà la presentazione della macchina che ha gareggiato  (probabilmente il sassolino non sarà ancora uscito) e inizieranno le selezioni per il reclutamento di nuove leve per la stagione 2016.
Passate in auletta per informazioni oppure andate su: http://www.polimarcheracingteam.com.

 

Pamela Cinalli

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Novembre 2015 05:52
 
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