Le donne nella Storia: Maria Montessori (1870-1952) Stampa
Scritto da Caporedattore   
Venerdì 06 Febbraio 2015 09:12

MONTESSORI, Maria. – Gli italiani la conoscono come una signora dall'aria materna e rassicurante che ha capeggiato a lungo sui biglietti da mille lire, unica donna effigiata sulle nostre banconote, ma nella vita è stata una donna trasgressiva ed inquieta, tanto che, quando le veniva chiesto di che nazionalità fosse, rispondeva: <<Vivo in cielo, il mio paese è una stella che gira attorno al sole e che si chiama Terra>>.Nacque a Chiaravalle (Ancona) il 31 agosto 1870, figlia unica di genitori di sentimenti cattolici e liberal-risorgimentali.


Il padre Alessandro (1832-1915), ferrarese, fu funzionario al ministero delle Finanze. La madre Renilde Stoppani (1840-1912), marchigiana, proveniva da una famiglia di piccoli proprietari terrieri ed era parente dell’abate Antonio Stoppani (morto nel 1891), figura di spicco del cattolicesimo conciliatorista e filorosminiano e certamente punto di riferimento significativo nella formazione della giovane Montessori.
Trasferitasi la famiglia prima a Firenze e poi, definitivamente, a Roma nel 1875, Maria vi trascorse l’infanzia e la giovinezza. Frequentò la scuola elementare di via S. Nicolò di Tolentino. Successivamente, coltivando il progetto di diventare ingegnere, dal 1883 studiò alla scuola tecnica Michelangelo Buonarroti e poi, dal 1886 al 1890, all’Istituto tecnico Leonardo da Vinci. Cambiando idea sui suoi studi universitari, si iscrisse alla facoltà di scienze nel 1890, per passare, nel 1892, alla facoltà di medicina, non senza qualche difficoltà, essendo una delle primissime donne italiane ad abbracciare tali studi. Dopo un iniziale disorientamento, cominciò presto ad affermarsi e nel 1894 vinse un premio di studio elargito dalla Fondazione Rolli. Nel 1895 incontrò il collega Giuseppe Montesano (1868-1961), con cui fu ammessa nella clinica psichiatrica dell’Università di Roma, diretta da Ezio Sciamanna, nella quale, insieme a un altro collega, Sante De Sanctis (1862-1935), condusse per la tesi di laurea una ricerca su Le allucinazioni a contenuto antagonistico, laureandosi nel luglio 1896. Come assistente entrò quindi all’ospedale di S. Giovanni, ma continuò la ricerca nella clinica psichiatrica. Nel 1897 pubblicò, con De Sanctis o con Montesano, articoli che illustravano i primi risultati di tale lavoro. Sviluppava intanto un interesse per i bambini «deficienti», accostandosi alle opere di Jean-Marc-Gaspard Itard e di Edouard Séguin.
Cominciò a interessarsi anche dell’emancipazione della donna e, nel 1896, partecipò a Berlino al primo Congresso dell’International Council of Women, sui diritti femminili. Tra il 1897 e il 1898 soggiornò a Parigi per studiare le opere di Séguin e nel sobborgo di Bicètre per conoscere i metodi educativi elaborati da Désiré-Magloire Bourneville. Intanto, il 31 marzo 1898, diede segretamente alla luce il figlio Mario (1898-1982), nato dalla relazione con Montesano.
Allevato fino a quindici anni prima da un’altra famiglia e poi in collegio, il ragazzo conobbe la madre, che andava a trovarlo, ma non seppe allora la vera identità dei suoi genitori. Per evitare lo scandalo che avrebbe rovinato a entrambi la promettente carriera, essi decisero infatti di tenere nascosta la loro relazione e il suo frutto.
Nel 1898 Montesano vinse il concorso da primario al manicomio di S. Maria della Pietà a Roma, diretto da Clodomiro Bonfigli, che era assertore del rapporto tra influenza sociale e problemi psichiatrici e aveva avanzato senza successo la proposta di una scuola specializzata nell’educazione dei bambini deficienti. Inserita in questo contesto di problemi scientifici, nel settembre 1898, Montessori partecipò al Congresso pedagogico torinese e vi tenne un discorso che suscitò una vasta eco, affrontando il rapporto tra medicina e pedagogia e proponendo un’educazione specifica e mirata per i bambini «anormali». Nel dicembre 1898, intanto Bonfigli costituiva il Comitato provvisorio della Lega nazionale per la protezione dei fanciulli deficienti, chiamando Montesano nel comitato direttivo.
Montessori si impegnò a fondo, fin dal 1899, con giri di conferenze, per sensibilizzare l’opinione pubblica al problema, cominciando da Milano con una conferenza sulla carità moderna, in cui emergeva pure il tema della «donna nuova». Già da qualche tempo, come si è visto, si era fatta paladina dell’emancipazione femminile e di ideali di pace, con un’apertura senza milizia politica di parte. Fu, tra l’altro, nel marzo 1896, cofondatrice e vicesegretaria di un’associazione femminile romana e nel 1899 membro dell’Unione materna e continuò a sollevare la questione della donna nei consessi internazionali, come nel Congresso femminile di Londra del 1899, designatavi da Guido Baccelli. Nello stesso anno è attestata la sua adesione alla Theosophical Society.
Nell’estate 1899 entrò nel comitato direttivo della Lega e, nel 1900, insieme a Montesano, assunse la direzione della Scuola magistrale ortofrenica, avviata a Roma per iniziativa della Lega stessa e da cui sarebbe nato l’anno successivo l’Istituto medico-pedagogico. L’approfondirsi delle sue osservazioni nella Scuola e gli ottimi risultati conseguiti (si veda il Riassunto delle lezioni di didattica, Roma 1900; poi in L’autoeducazione nelle scuole elementari, Roma-Milano 1992, pp. 639-675) portavano intanto Montessori – nell’intervento al II Congresso pedagogico italiano (tenutosi a Napoli nel 1901) sulle Norme per una classificazione dei deficienti in rapporto ai metodi speciali di educazione – a sviluppare la lezione di Séguin secondo una prospettiva nuova.
Nel 1901, in seguito a dissapori sempre più gravi, vi fu la rottura definitiva con Montesano. Montessori abbandonò così la Lega e la Scuola ortofrenica. Tra il 1900 e il 1906 insegnò antropologia e igiene all’Istituto superiore di magistero femminile di Roma. In quel momento approfondiva studi filosofici, pedagogici e antropologici, si iscriveva nel 1903 alla facoltà di filosofia, avviava più significativi rapporti con Giuseppe Sergi, ma si confrontava anche con la lezione di Luigi Credaro, Giacomo Barzellotti e Antonio Labriola.
L’orizzonte ormai decisamente postpositivistico, nel clima d’inizio secolo, la portava a meditare sul pensiero di Nietzsche, come – più o meno negli stessi anni – faceva anche Ellen Key, la cui prospettiva non avrebbe mancato di influenzarla.

 


Matilde Florese

Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Maggio 2017 08:59
 
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