LE CITTA' DI FONDAZIONE: UN APPUNTAMENTO RISPETTATO CON RITARDO Stampa
Scritto da Administrator   
Giovedì 19 Marzo 2009 11:39

Col passare del tempo, nel nostro paese sembra che prenda sempre più vigore quel processo che sta portando ad una doverosa "depurazione ideologica" quel patrimonio tanto contestato, quanto prezioso, che caratterizza il panorama architettonico italiano, e non solo, dell'intero novecento: il razionalismo italiano.

 
Il motivo di tale contestazione sta nel contesto storico che ha portato alla sua formazione, e cioè il ventennio fascista.
Una collocazione scomoda per il movimento architettonico, che se ha portato a svariate forme di manierismo fuori dal nostro paese, grazie ad una analisi critica ben lungi da qualsiasi forma di strumentazione politica, tesa ad interpretarne e ricomporne gli aspetti innovativi, all'interno dei nostri confini ha portato al contrario l'architettura nazionale ad un antimanierismo autoimposto, relegando il razionalismo italiano ad una delle tante "ombre" artistiche di tipo celebrativo che hanno caratterizzato il ventennio, preferendo forme di architettura post-moderna, e metodi di urbanizzazione modellati ad hoc sulla base delle sempre più ingenti risorse che lo sviluppo edilizio incontrollato esigeva.
Oggi, grazie anche ai continui attestati di stima che arrivano da oltre confine, e soprattutto in un momento in cui l'urbanistica vira sempre più verso una direzione che mira al recupero piuttosto che all'espansione, risulta necessaria una differenziazione tra il contesto politico e quello artistico del ventennio, da parte anche di chi appartiene a quella fazione che per anni a mezzo dell'intellettualismo ha impedito qualsiasi opinione critica in materia.
Sempre più si persegue la politica, in tutte le città  d'Italia, del recupero degli edifici e dei monumenti di matrice razionalista, e della rivalorizzazione urbanistica non solo di alcuni luoghi di riferimento urbano, ma di intere città  sulla cui realizzazione è stato seguito un approccio deterministico sulla base dei concetti dell'urbanistica dell'epoca: è il caso quest'ultimo delle città  di fondazione.
Le città  di fondazione sono quelle città  fondate ex-novo durante il ventennio, e che quindi nel loro tessuto presentano i canoni tipici risalenti al periodo. Queste sono caratterizzate da frequenti episodi di architettura razionalista che nonostante l'indiscusso valore sono stati trascurati in termini di manutenzione e depauperati della loro originaria identità  di riferimento urbano.
Oggi, seppellite le polemiche ideologiche, le città  di fondazione di tutta Italia, costituite peraltro da amministrazioni "rosse" e "nere", hanno costituito un'alleanza tesa a rinverdire tutti i gioielli dell'architettura razionalista che riempiono questi centri urbani.
Giorgio Frassineti, assessore all'urbanistica e alla memoria storica di Predappio (in foto) , che è la prima città  di fondazione, esponente di centro-sinistra, sostiene :"..quella razionalista era una grande architettura, e la riscoperta della grande architettura di quel periodo mi sembra un fatto del tutto naturale.."
Frassineti, infine, conclude questo discorso con una affermazione che diventa una esortazione per chi, dopo 75 anni trova ancora difficoltà  nell'assegnare il giusto valore alle testimonianze del razionalismo italiano: "noi oggi parliamo solo di architettura".

Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Ottobre 2013 09:47
 
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