La bellezza nell’Arte Stampa
Scritto da Caporedattore   
Martedì 10 Novembre 2015 05:47

Che cos’è l’arte? La definizione del termine secondo un senso oggettivo, logico e condiviso, risulterebbe quasi impossibile dato il legame indissolubile che tale materia si ritrova ad avere con l’individuo ed alla sua percezione della realtà. Persino i più grandi filosofi assumono posizioni distinte in merito al termine. Platone, ad esempio, vede nell’arte una copia di una copia. Ovvero la realizzazione dell’artigiano di una copia di un oggetto che a sua volta è copia dell’idea dell’oggetto visibile solo al filosofo. Contrariamente, per Aristotele, l’arte ha la capacità di ricreare le cose secondo una nuova dimensione, difatti “alcune cose che la natura non sa fare l’arte le fa, altre invece le imita”. Benedetto Croce introduce il concerto di “intuizione lirica” che accade nella mente dell’artista, ben distinta dalla traduzione e realizzazione materiale. Infine Kant relaziona il concetto di percezione a quello di arte, concludendo che il godimento che si ricava dalle forme d’arte si basi su particolari facoltà mentali umane che variano da individuo ad individuo, quali estetica e gusto.

 

Nessuna visione annulla o contraddice l’altra, semplicemente tutte insieme riescono a definire le varie funzioni che nella vita umana l’arte ha raggiunto. Innanzi tutto quella di forma di comunicazione, difatti oltre che un atto creativo, l’arte ci consente di esprimere noi stessi e di rappresentare la realtà secondo un punto di vista personalissimo. Una forma di linguaggio autonomo, che si fa specchio del mondo o, comunque, di un universo in cui l’artista è artefice di una visione originale che lo avvicina al lettore nel momento del godimento del bello. Ed in questo attimo che può accadere che il lettore trovi nel testo artistico, scritto, visivo o sonoro che sia, significati diversi da quelli che l’autore voleva intendere. Se così non fosse non si realizzerebbe il fine principale dell’arte: di comunicare, di risvegliare l’animo, di distaccare e distanziare dalla realtà, ragion per cui spesso le si affida il compito di cantare il dolore, di riplasmare eventi tragici dell’umanità o della storia per renderli visibili, condivisibili e rendere il ricordo tangibile e presente nonostante l’usura del tempo. Basti pensare alla Pietà di Michelangelo, alla Zattera della Medusa di Gèricault, o a Guernica di Picasso, tutte tragiche vicende collettive o intime in cui il simbolo rappresenta una metafora del dolore. Possiamo considerarla uno “specchio del mondo”, una rappresentazione dell’incontenibile e del devastante, dell’orrido e dell’imprevedibile, tutto nella misura voluta dall’artista.

Può essere considerata una guida? E perché no! A volte anche più della storia! Già Aristotele lo sosteneva: “quello che dovrebbe fare l’arte, cioè dotarci delle norme morali per arrivare a distinguere tra il bene ed il male”. Voglio qui evidenziare come la grande sensibilità, unita al talento ed alla tecnica espressiva, possano aiutare l’uomo ad arginare il nichilismo odierno. Ciò che importa è che questa, attraverso il suo linguaggio, desti le coscienze, che ci risvegli dal torpore in cui il contesto socio/politico ci appiattisce, che ci riconduca alla persona che siamo.

Ma la domanda fondamentale che mi pongo è: qual è il criterio con cui la distinguiamo, bella o brutta? Ritengo che si possa essere d’accordo sul fatto che l’arte sia un cosa soggettiva, che sia lo sfogarsi dell’anima dell’artista. Tutto è arte, tutto ciò che viene fatta con passione può essere considerata arte, e tutti noi siamo dei grandi artisti: cuochi, musicisti, psicologi, scrittori… C’è chi crea un’armonia tra i gusti, chi tra le note, chi tra i pensieri e chi tra le parole. E allora come si fa ad affermare che Botticelli sia un “miglior artista” di Munch? In fondo entrambi hanno dato molto al mondo, in epoca diverse ovviamente, ma comunque hanno  portato  delle grandi innovazioni ed un nuovo modo di vedere la realtà.  Quali sono gli strumenti di valutazione della “grandezza” di un’opera? Spetta a noi forse fare la cernita degli artisti?, tagliare le ali a chi forse, senza il nostro intervento, sarebbe potuto diventare un futuro Leonardo?  Ci  è d’esempio Van Gogh, tra i più grandi esponenti artistici dell’arte del XX secolo, che in vita non ebbe alcun riconoscimento e non venne mai apprezzato per la sua attività di pittore, fin dopo la sua morte. Ma posso citare anche Bach, tra i maggiori compositori di tutti i tempi, Mendel, considerato il padre della moderna genetica,  e poi Dickinson, Kafka, Poe, ecc…  Tutti artisti disprezzati per il semplice fatto di avere una visione diversa della realtà, di essere più all’avanguardia rispetto all’epoca in cui vivevano. Ma è proprio questo quello che li contraddistingue. Nessun grande artista vede le cose come sono realmente. Non  si può apprezzare l’arte con razionalità. Non si possono spiegare come le note di una melodia di Mozart, o le pieghe di un panneggio di Tiziano producano i loro effetti essenziali. Nessuno può fartelo sentire con il ragionamento.  Chi ha il dono dell’arte ha qualcosa in più da lascare al mondo, il segno del suo passaggio, la promessa di non finire mai. Non sono convinta che l’arte da sola possa cambiare l’umanità, ma sono convinta che chi vuole cambiare l’umanità debba comunque ricorrere all’arte.

Natalina Radi

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Novembre 2015 06:23
 
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