SETTE ANIME Stampa
Scritto da Administrator   
Giovedì 19 Marzo 2009 11:34

Cominciamo dalla cosa più brutta del film , e cioè la traduzione del titolo in italiano, frutto di quella pessima abitudine che abbiamo nel nostro paese di tradurre anche l'intraducibile. Il titolo originale,  Seven pounds,  peraltro citazione shakespeariana, afferra perfettamente quello che è il senso del film, al contrario del titolo in italiano, che ne snatura completamente il contenuto.


Se non per  l'unanimità  della critica, il secondo film hollywoodiano di Gabriele Muccino è paragonabile al precedente "La ricerca della felicità " per  l'eco mediatica suscitata. In realtà  i due film hanno in comune solo il regista, che mai così poca italianità  ha espresso nel suo ruolo, e l'attore protagonista che, nonostante le qualità  eccelse, non da al protagonista lo stesso contributo reso invece nell'eccellente interpretazione  di Chris Gardner ne "la ricerca della felicità ".
Il soggetto del film pecca di povertà ; bastano infatti pochi frammenti del film per intuire quale può  essere il possibile epilogo. Tuttavia la qualità  del lavoro di Muccino  è visibile nella accuratezza con cui viene tracciato il profilo del protagonista, in tutti i suoi aspetti, un ritratto che a mio parere diventa la parte più interessante del film, e che restituisce non solo una parafrasi dell'epilogo, ma il senso dello stesso. E' evidente infatti la disparità  tra la qualità  del percorso introspettivo del protagonista e la superficialità  dell'epilogo, fortemente discontinuo rispetto al resto del film per ritmo e per accuratezza;  insomma, nella prima parte prevale il Muccino regista, nell'epilogo prevale l'essenza americana del film. Meno enfasi nel finale e più fluidità  avrebbero donato al film maggiore qualità .
Non mancano però  gli spunti di riflessione su questa pellicola che tante critiche ha suscitato in tutto il mondo. Da una parte infatti, una lettura superficiale fa venir  fuori un messaggio distorto rispetto a quelli che erano gli intenti originari: tante volte infatti si è parlato di una erronea giustificazione del gesto estremo del protagonista e della legittimazione del protagonista di poter giudicare (in maniera effettivamente superficiale) la bontà  o meno di altri personaggi; poco invece si è parlato dell'aspetto interiore del personaggio interpretato da Will Smith e di tutti gli elementi del film che lo caratterizzano, che rendono come inevitabile il noto epilogo.
Gradevoli in alcune parti del film la presenza  di piccoli passaggi da commedia  sapientemente  dosati da Will Smith. Un soggetto più attinente alle sue caratteristiche, come ne la ricerca della felicità  vedrebbe il grande attore contribuire in maniera certamente determinante alla qualità  del  lavoro comunque notevole di Muccino.

Ultimo aggiornamento Venerdì 21 Agosto 2009 06:32