BAARIA Stampa
Scritto da Caporedattore   
Giovedì 05 Novembre 2009 07:19

 "Baaria è un suono antico, una formula magica, una chiave. La sola in grado di aprire lo scrigno arrugginito in cui si nasconde il mio film più personale. Una storia divertente e malinconica, di grandi amori e travolgenti utopie. Una leggenda affollata di eroi... Baaria è anche il nome di un paese siciliano dove la vita degli uomini si dipana lungo il corso principale. Ma percorrendole avanti ed indietro per anni, puoi imparare ciò che il mondo intero non saprà  mai insegnarti".

 

Così Giuseppe Tornatore definisce la sua ultima opera, ed è dalle sue stesse parole che si percepisce il profumo di colossal che caratterizza questa pellicola. Una pellicola,  in realtà ,  i cui ambiziosi intenti sono stati un presupposto per la sua stessa realizzazione. Come infatti il regista ha più volte dichiarato, questo film era tra i suoi progetti già  da tempo, forse il suo principale progetto, dato che più volte ha sostenuto di voler dare vita a questo film in età  più matura. àˆ non è un caso che il desiderio di Tornatore fosse quello appena accennato; in questa pellicola infatti il regista siciliano ha cercato di racchiudere tutti gli elementi tipici delle sue pellicole, cercando di operare con un processo di sintesi che generasse il suo "prodotto perfetto".

Palese appare il tentativo di riprodurre la struttura e la fotografia di "nuovo cinema paradiso", la poesia de "la leggenda del pianista sull'oceano", il forte regionalismo di "malèna". A rafforzare il suo progetto viene chiamato anche un cast d'eccellenza della cinematografia italiana, che vedi più volti noti del nostro cinema alternarsi in una serie di cammei.

Ma l'intento totalitario del film viene fuori soprattutto nell'altrettanto ambiziosa trama: Baaria vuole essere il ritratto di 50 anni di storia disegnati su una piccola tela, il comune di Bagheria appunto, attraverso i tipici colori di una famiglia locale che per tre generazioni ne traccia i contorni tra storie d'amore, vicissitudini politiche e sociali che quotidianamente si generano tra le spigolose viuzze di un borgo in continua trasformazione.

Il protagonista del film,  Peppino Torrenova (interpretato da Francesco Scianna), appartenente alla seconda generazione, diventa un po' il narratore di questo lungo racconto, un narratore che, in una pellicola dalla continua evoluzione, rappresenta il collante di tutta la trama, che lo vede protagonista dalla sua infanzia fino all'età  matura.

àˆ difficile dare altre informazioni sulla trama: si ha infatti la sensazione che la pellicola viaggi su due binari paralleli: da un lato si pone l'attenzione sulle vicende del protagonista e della sua famiglia, che a tratti (ed in maniera discontinua),  si fa più incisiva; dall'altro si sposta completamente l'attenzione, che viene focalizzata più sulla descrizione del contesto storico e locale più che sulle vicende dei protagonisti. Questo appare un limite, poiché  l'intento totalitario di Tornatore finisce per non dare una linea precisa al film, restituendone una trama fortemente frammentata, che quasi scompare rispetto alla potenza ed alla qualità  delle altre caratteristiche, quali la sceneggiatura, l'inconfondibile fotografia; caratteristiche che da tempo hanno fatto di Tornatore un maestro di livello internazionale. Ma se queste caratteristiche, nei suoi precedenti capolavori, andavano a potenziare una trama già  forte, in questo ultimo suo lavoro finiscono per schiacciarla. L'elemento famiglia in questo film, infatti, non appare così forte come l'elemento cinema nel "nuovo cinema paradiso", che, al contrario, riesce in maniera costante a tenere saldamente le redini della trama, nonostante le continue evoluzioni, per tutta la durata della pellicola. Il film diventa quindi una successione di colorati scorci tratteggiati dentro e fuori le mura di casa, più o meno discontinui, ma non certo sgradevoli; un effetto probabilmente voluto dallo stesso regista, che lascia allo spettatore la possibilità , attraverso l'epilogo probabilmente inevitabile,  di poter  trarre una propria, intima conclusione.

Andrea Giuliano

 
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