Caos...Syria Stampa
Scritto da Caporedattore   
Domenica 08 Maggio 2016 18:48

Cinque anni fa, quasi nessuno avrebbe potuto prevedere che in Siria, episodi di proteste alquanto pacifiche (sulla scia della Primavera Araba), si sarebbero trasformati in una vera e propria guerra. Parlare di guerra è sempre arduo, principalmente perché è difficile capire veramente cosa possa portare l’essere umano ad un atto di autodistruzione, o meglio, come alcuni fattori economici possano risultare più importanti della vita stessa. Ma parlare di guerra è doveroso, quantomeno per impedire che il delirio si trasformi prima in indifferenza e poi in oblio. Basti pensare che ad oggi, ci sono stati quasi 300.000 morti, 3.000.000 di migranti e 7.000.000 di sfollati, ovvero più di metà popolazione se sommati.


Oggi quando diciamo SIRIA, diciamo molte cose, ma soprattutto una: CAOS. L’escalation degli eventi e la continua comparsa di nuovi attori sullo scenario bellico (regionali ed internazionali), hanno di fatto reso sempre più indecifrabile la situazione, perpetrando il conflitto con pesanti conseguenze per i civile, ma anche per l’Europa. Sulle mappe, i dinamici aggiornamenti dei fronti e linee dei diversi schieramenti, si intrecciano come i fili di un’infausta ragnatela che avvolge il paese e l’allontana dalla pacificazione. Facciamo un po’ di chiarezza sullo sviluppo del conflitto ed i suoi partecipanti.
In primis, una breve ma necessaria evoluzione storica. Inglobata da sempre in tutti gli imperi dell’antichità, data la sua importanza strategica, la Siria appare per la prima volta alla fine della Grande Guerra, con la caduta dell’Impero Ottomano. Tutto il M.O. in realtà viene “disegnato” secondo le logiche europee, non tenendo conto delle dinamiche del mondo arabo. Col vuoto lasciato dalla “ritirata” europea nel secondo dopoguerra, l’instabilità del territorio siriano sfocia in una serie di colpi di stato che culminano con l’istaurazione della dittatura di Assad (padre) nel 1970, proseguita alla sua morte da Assad (figlio).
I primi elementi fondamentali da capire sono due: il regime è diretta espressione dell’ideologia laica Ba’th (Partito del Risorgimento Arabo) di matrice socialista; la maggioranza dei siriani è sunnita (70%), mentre ASSAD appartiene alla minoranza sciita (13%). Tornando ai giorni nostri, nel febbraio 2011, in una piccola città del sud, vengono arrestati dei ragazzi, rei di aver scritto slogan contro il regime sui muri della scuola. In quei mesi tutto il nord-Africa è in fermento ed il vento di protesta gonfia le vele degli oppositori al potere di Damasco. Nascono così delle manifestazioni di protesta nella città di Daraa (marzo 2011) per chiedere la liberazione dei ragazzi e più libertà al regime, ma per tutta risposta le forze governative sparano sulla folla. Nei giorni successivi si susseguono le proteste nelle maggiori città del paese, di pari passo alla repressione, finché ad agosto 2011, con l’intento di proteggere i manifestanti, alcune frange dell’esercito si staccano e formano il FSA (libero esercito siriano): è l’inizio della guerra civile. Inizialmente sembra che lo scontro sia solo tra le forze governative ed i ribelli FSA, ma da lì a poco entrano in gioco le prime milizie jihadiste ed AL-NUSRA (succursale siriana di Al-Quaeda), tutte contro il regime. La guerra prende piede, le vittime civili a suon di bombardamenti e barrel-bomb cominciano a moltiplicarsi ed a marzo 2013 siamo già ad un milione di sfollati. A questo punto l’affaire diventa sempre più regionale e fanno la loro comparsa gli HEZBOLLA libanesi (pro-Assad e supportati dall’Iran) e soprattutto gli affiliati di ISIS (dal confine iracheno e guidati dal “califfo” Abu Bakr), nemici un po’ di tutti, che si fan subito conoscere per atrocità ed ideologia terroristica, tendenti alla creazione di un fantomatico stato islamico (proclamato nel giugno 2014). Nel nord del paese, al delicato confine con la TURCHIA (opposta al regime, sulla carta), si attestano i Curdi del YPG presenti in diverse zone (ma da sempre fatti oggetto di oppressione), che da un lato sono gli unici che combattono veramente il califfato e dall’altro sono impegnati contro il regime per affermare la propria indipendenza (non essendo di fatto riconosciuti dalla comunità internazionale).
Il conflitto degenera (condito da massacri, esecuzioni sommarie ed armi chimiche), mentre l’Isis incrementa i territori controllati, soprattutto quelli ricchi di petrolio, costringendo gli occidentali a destarsi dal loro ipocrita torpore. A questo punto fanno il loro ingresso le vecchie superpotenze: gli U.S.A., che sostengono ribelli e Curdi, ma soprattutto affermano di voler combattere Isis; la RUSSIA che appoggia Assad (permettendo al regime di restare in vita), ergendosi anch’essa contro Isis. In uno scenario del genere la soluzione diplomatica appare sempre più lontana, condizionata anche dalle tensioni Mosca-Ankara (che sembrano precipitare con l’abbattimento di un caccia sovietico). Ma chi vuole veramente la pace in Siria? A parte i civili quasi nessuno, perché ogni fazione è tesa nel perseguire solo il proprio obiettivo, creando guerre a matrioska. A proposito, chi vende le armi al M.O. (compreso Isis)? Tutti e nessuno ovviamente, l’unica cosa certa è che lì non le producono…
Vi sono infatti diverse questioni che tengono in piedi il conflitto. Quando i motivi sono politicamente scorretti però, ecco che le “piovre” entrano in azione ed il caos diventa l’inchiostro di cui tutti si servono per occultare i veri interessi (d’altronde il nord-Africa era stata solo l’anticamera di tutto ciò). Alla base di tutto, la solita radice: petrolio e gas. La Siria è fortemente strategica per la sua posizione, ecco perché tutti ne vogliono il controllo. Ma perché rovesciare la stabilità di un regime che dura da 40 anni? Non certo per scopi umanitari. Facciamo un passo indietro e veniamo ai fatti.
Intorno al 2009 Assad annuncia un progetto, la “politica dei 4 mari”, che intende fare della Siria lo snodo privilegiato di oleodotti e gasdotti diretti in Europa. Inoltre i paesi del Golfo per esportare, devono circumnavigare la penisola Arabica e passare il canale di Suez, con non pochi pedaggi. Perché allora non costruire una pipe-line diretta nel mediterraneo, passando proprio per la Siria? Bagarre. Da un lato il Quatar (filo-USA), che propone una mega struttura da 10.000.000.000 $ diretta a Damasco, attraverso Arabia Saudita e Giordania, per poi proseguire in Turchia; dall’altro vi è l’Iran, che propone un percorso alternativo, la “Islamic Gas Pipeline”, che taglierebbe fuori i primi. Dopo un periodo di dialoghi a tutto campo, la scelta di Assad sembrerebbe scontata, ma si rivela fatale. Per non scontentare i Russi (principali esportatori in Europa), ma soprattutto gli altri componenti della “Mezzaluna Sciita” (Iran e Libano), Assad rifiuta la proposta del Qatar, innescando una bomba ad orologeria. La scelta infatti scontenta molto la Turchia, oltre ai vassalli statunitensi del Golfo, acuendo lo scontro tra Iran ed Arabia Saudita per l’egemonia regionale. Secondo alcuni, è in questo momento che sarebbero partite le operazioni d’intelligence atte a sovvertire l’ordine in Siria. Sta di fatto che, col senno di poi, il ribaltamento dei regimi nordafricani durante la Primavera Araba, ha assunto sempre più i connotati dell’occhio del ciclone che si sarebbe abbattuto su Damasco. Il moltiplicarsi degli scontri in Siria, hanno fatto subito cavalcare l’onda del complotto ad Assad, strumentalizzandola per giustificare le sue atroci repressioni e segnando il punto di non ritorno: caos. L’ipocrisia ed il tornaconto personale di tutte le potenze esterne, che poco hanno fatto per abbattere il dichiarato nemico pubblico numero uno, l’Isis, che ha invece esteso il proprio potere grazie a finanziamenti dei paesi sunniti (Arabia Saudita in testa) ed al commercio illegale di greggio con paesi come la Turchia. Come diceva un certo Falcone: “Seguite i soldi”!!!....Insomma l’esito del conflitto appare incerto nei tempi, ma soprattutto nei modi. E noi? L’Europa, non ufficialmente coinvolta, si muove con disorganica riluttanza o con “reazioni” dei singoli stati, che denunciano l’assenza di una strategia corale, facendo affondare gli ideali comunitari, come le migliaia di profughi che tentano di approdare sulle nostre coste (uno stermino da marcia forzata). Eppure è stata l’Europa che negli ultimi 100 anni ha manipolato il M.O. a suo piacimento, con gravi responsabilità e facendo finta di niente ogni qual volta la situazione risultava scomoda o non vi era un tornaconto (Trattato di Sèvres, questione Palestinese, Genocidio Armeno, ecc). Semplicemente nessuno mollerà l’osso ed alla fine i “vincitori” (oltre a petrolieri e trafficanti d’armi) vanteranno i loro crediti.

 

Luigi La Sala

Ultimo aggiornamento Domenica 08 Maggio 2016 19:12
 
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