Eutanasia, contestualizzazione del verbo “vivere” Stampa
Scritto da Caporedattore   
Venerdì 05 Maggio 2017 10:12

Dj Fabo è l’ultimo caso di “fine vita” che torna a far parlare con prepotenza di eutanasia, il dubbio amletico di William Shakespeare “essere o non essere” si evolve in una problematica socio-legislativa, “non vivere o morire?”.
Sulla tematica del “fine vita” si fa ancora molta confusione fra eutanasia, suicidio assistito e legge sul biotestamento.
Il testamento biologico è l’espressa volontà del soggetto (nel pieno delle sue facoltà mentali), riguardante eventuali cure che egli intende ricevere o meno nel momento in cui dovesse trovarsi incapace di esercitare il proprio diritto di scelta. In Italia, al giorno d’oggi, non esiste nessuna legge che regolamenta il biotestamento.


Il suicidio assistito è un processo in cui viene portato aiuto medico ad un soggetto che ha deciso di morire. Esso avviene tramite l’auto-somministrazione di sostanze che portano ad addormentarsi e, rapidamente, a morire. Il suicidio assistito si differenzia dall’eutanasia per il fatto che l’atto finale di togliersi la vita è compiuto interamente dal soggetto stesso e non da terzi soggetti che assistono la persona.
L’eutanasia è la pratica intenzionale e nell’interesse dell’individuo che porta alla morte nel caso in cui la qualità della vita sia stata compromessa da una malattia, menomazione o condizione psichica.

L’etimologia della parola eutanasia deriva dal greco "ethanasia"  (composta da eu,  bene e thanatos morte), letteralmente significa: buona morte. Esistono due tipologie di eutanasia, attiva e passiva. L’eutanasia attiva prevede il raggiungimento della morte tramite la somministrazione di farmaci, quella passiva prevede l’interruzione o la mancata fornitura di cure necessarie all’individuo per rimanere in vita.
La legge italiana valuta come reato la pratica dell’eutanasia, considerandola omicidio volontario (art. 575 codice penale) ed anche il suicidio assistito, giudicandolo come istigazione o aiuto al suicidio (art. 580 codice penale).
Sono molti i Paesi in cui l’eutanasia o il suicidio assistito sono legali (Olanda, Belgio, Svizzera, Regno Unito, Germania, Francia); la mancata presa di posizione dell’Italia evidenzia ancora una volta la riluttanza al progresso e la forte propensione ad un istinto conservatore. Tale istinto è legato ad una cultura cattolica che influenza l’Italia a livello sociale e politico; la Chiesa cattolica vede l’eutanasia come un atto vile e privo di moralità, tralasciando molti degli aspetti di una tematica poliedrica nella quale il verbo “vivere” assume un significato labile.
La visione religiosa della vita ha un’accezione metafisica, in quanto, un atto immorale ci preclude un certo percorso dopo la morte e tralascia quelle che sono le sofferenze e le necessità della vita terrena. Il culto religioso ha un concetto della sofferenza sulla quale edifica la vicinanza a Dio, rifiuta l’eutanasia, così come la fecondazione assistita, non concependo che l’uomo possa sostituirsi a Dio sulla scelta del dare o togliere la vita.
Le differenti testimonianze dei malati terminali convergono in un quesito: si può vivere un’esistenza costernata dal dolore?
La sofferenza, la convinzione di non poter mai guarire e la perdita di indipendenza, sono fattori che accrescono nel malato la convinzione di essere un “peso”. La fede e la speranza affievoliscono e vengono sostituite dalla disperazione e dall’autocommiserazione. Il dover dipendere completamente da terze persone e sentirsi schiavi del proprio corpo, possono essere percepite come situazioni che tolgono la dignità umana, da qui, l’idea di avvalersi dell’eutanasia come strumento di libertà del non-vivere.
Penso che la scelta personale di ricorrere all’eutanasia sia un atto di coraggio e di altruismo che meriti rispetto; se è vero che solamente Dio ci può giudicare e che nessun uomo può sostituirsi ad esso, perché la Chiesa (intesa come istituzione) si oppone così fermamente alle pratiche di “fine vita”?  
Essendo l’Italia un paese laico, il dovere dello Stato è quello di agevolare i cittadini, fornendo gli strumenti legislativi che diano la possibilità ad un individuo di avvalersi della propria libertà decisionale per alleviare sofferenze psico-fisiche che, se non vissute in prima persona, non è possibile comprendere appieno.


"Andrò via col sorriso, andrò via libero.
Siamo schiavi di uno Stato, viviamo schiavi di uno Stato, lavoriamo schiavi di uno Stato, quando vogliamo morire siamo schiavi di uno Stato, non possiamo scegliere niente, rimaniamo schiavi di uno Stato!".
(Dj Fabo, Le Iene- Puntata del 22/02/2017)

 

Giuseppe Cicenia

Ultimo aggiornamento Domenica 28 Maggio 2017 10:59