Il problema del parcheggio Stampa
Scritto da Caporedattore   
Martedì 04 Luglio 2017 06:01

“…..si ci vediamo sotto casa, parcheggia lì davanti”,   “…aspettami là, parcheggia in fondo alla stradina”, “….devi andare lì sulla parallela alla via principale, ma devi parcheggiare prima e poi proseguire a piedi”. Chissà quante volte abbiamo sentito frasi di questo genere e quante altre volte siamo stati proprio noi a pronunciarle, sempre a sottolineare quella che è una necessità ormai, quasi quanto il mezzo di trasporto stesso, ovvero il “parcheggio”.

Ebbene sì, al giorno d’oggi con il traffico sempre più caotico, i tempi ristretti che abbiamo a disposizione, ma si diciamocelo pure, al ritmo di vita ormai sempre più frenetico, anche il parcheggio è diventato un ulteriore calvario per l’automobilista medio, una ulteriore regola da rispettare e soprattutto una ulteriore voce sul registro spese, purtroppo. Se poi l’automobilista in questione è uno studente ecco che il peso rischia di accrescersi ulteriormente perché tanto si sa, la categoria spesso non gode di ottime finanze e l’automobile a disposizione non rappresenta un capolavoro dell’ingegneria meccanica o l’invenzione raffinata scaturita dalle linee di grafite del top designer, ma è il mezzo di spostamento prestato dalla mamma o faticosamente acquistato con qualche stagione di lavoro oppure regalato dai nonni magari, insomma un sacrificio in più  delle nostre famiglie, lontane chilometri e chilometri. A questo punto verrebbe spontaneo chiedersi “ma di cosa ti lamenti?” Se vuoi la comodità di raggiungere la destinazione voluta senza voler fare un passo a piedi, e quindi avere l’auto sempre sotto al sedere, “paga e zitto”. Giustamente se vuoi un servizio, anche semplice e banale, occorre corrispondere la giusta contropartita e  quindi pagare e zitto. Ma la questione forse è più profonda di quello che potrebbe sembrare.
D’altronde se il parcheggio rappresentasse un reale problema forse sarebbe meglio non predisporne. Basti pensare allo Shard London Bridge o Shard of Glass, meglio noto come La Scheggia, la torre più alta d’Europa realizzata nel quartiere londinese di Southwark e progettata dal nostro connazionale e grande architetto contemporaneo Renzo Piano. Inaugurata nel 2012, l’opera firmata dell’ormai senatore a vita, è caratterizzata dalla quasi totale assenza di parcheggi (solo 60 posti auto) perché come lo stesso archi-star dichiarò: “più parcheggi costruisci, più auto arrivano”. Un concetto certamente discutibile, che all’epoca suscitò parecchi dibattiti non solo oltre La Manica tra i sudditi della regina, ma almeno frutto di un ragionamento e una idea ben precisa nell’ottica di convogliare la società verso uno sviluppo sostenibile e limitare l’inquinamento favorendo l’uso di mezzi pubblici. Queste idee e filosofie nelle nostre città facciamo fatica a riconoscere, forse anche perché qualcuno non le ha tracciate in maniera così limpida e chiara. Alzi la mano chi leggendo sui vari canali di informazione le notizie di qualche giorno fa, legate all’aumento degli incassi grazie alle multe da parte dei comuni nel 2016, non abbia, almeno in prima battuta, detto tra se e se “e vabbè, lo sapevo” o “sicuro”, magari anche pensando a qualche spiacevole episodio personalmente vissuto. Perché in fondo viene quasi spontaneo chiedersi come mai, da un anno all’altro, in certe regioni d’Italia, tra cui le Marche, si siano registrati maggiori introiti grazie alle multe in maniera consistente fino al 75%. Cosa è successo da un anno all’altro? Improvvisamente siamo diventati tutti più indisciplinati o forse i controlli sono diventati sempre più ferrei e i regolamenti sempre più fiscali. Forse tutti questi aspetti con il diverso peso contribuiscono alla causa ma, spesso tra i cittadini la sensazione di essere il bersaglio del controllore di turno è molto forte e diffusa.
Per carità nessuno chiede sanatorie o perdono per le infrazioni commesse, o peggio ancora una totale inosservanza delle regole, che tra l’altro andrebbe a discapito di tutta la comunità, ma la sensazione che quello della multa, ovvero lo strumento attraverso il quale punire legittimatamene il trasgressore, più che congegno di punizione, anche morale e civile, sia sempre più utilizzato come autentico bancomat per fare cassa è sempre più diffusa. Ecco quindi che viene naturale porre l’attenzione a tutti i mezzi che vengono messi in campo per raggiungere l’obiettivo, dall’uso incondizionato di vernice blu per delimitare il posto auto ad apparecchi talvolta anche complicati e che rendono difficile persino la semplice operazione di pagamento, basti pensare alle macchinette per il parcheggio che prima di emettere il talloncino ti chiedono il numero di parcheggio e la targa del tuo veicolo che spesso neanche ricordi, come se non fosse abbastanza dover pagare per lasciare il proprio veicolo su un spazio che di quella aliquota versata non verrà reinvestita neanche la minima parte. Peggio potremmo definire la nascita addirittura di società compartecipate dagli stessi comuni, che arruolano personale da spedire in giro per la città come gli sceriffi nei vecchi film del ben amato Western, equipaggiati con tanto di tecnologia portatile. Ma come ribadito in precedenza qui nessuno vuole accendere critiche o peggio ancora dibattiti sull’etica e la moralità di certe funzioni, per carità, però cari lettori la multa trascritta dopo appena 15 minuti di tolleranza dall’orario di scadenza sinceramente qualche serio dubbio che il ruolo del controllore sia sostituito da quello dell’esattore, te lo fa venire. Ai sensi della legge naturalmente tutto legittimo e da un certo punto di vista pure giusto, però l’accanimento e la totale oppressione che ne derivano quello forse è esagerato. Se il cittadino alle prese con la sua vita quotidiana, che magari andando a svolgere una sua commissione si deve anche preoccupare che il talloncino del parcheggio sia scaduto e non ha potuto prolungarlo per qualche contrattempo, questo forse è troppo, anche perché in fondo sono le istituzioni ad essere a disposizioni del cittadino e non il contrario. Perché in fondo da automobilista trasgressore quale sono, tutto sommato sarei anche contento se una parte almeno della mia ammenda venga reinvestita per rendere più bella la città o meglio ancora venga spesa nelle scuole laddove ci sono gli automobilisti del domani. Questo non per la necessità di avere in futuro automobilisti più disciplinati, o forse anche per quello, o più bravi nella guida, no no per questo ci saranno le strutture preposte, ma semplicemente per accrescere quella sensibilità, quel rispetto verso tutti gli utenti delle strade dai pedoni ai purtroppo spesso mal capitati ciclisti vittime di terribili incidenti.
Sperando che almeno loro, gli automobilisti del domani, possano tranquillamente tornare a pronunciare “…..ci vediamo sotto casa”, “…aspettami là, in fondo alla stradina” senza aggiungere di nient’altro.


Giuseppe Stefania

 
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