L’arte della luce Stampa
Scritto da Administrator   
Lunedì 17 Novembre 2014 14:08

La Fotografia, arte? sfogo? lavoro? passione? In qualunque modo vogliate descriverla, quanti sanno veramente definire la fotografia?  Per molti è un semplice modo di rimanere legati in qualche modo al passato, spesso la fotografia è usata come strumento per ricordare dei bei momenti, dei luoghi, delle persone, delle situazioni, delle emozioni;  ma cosa c’è dietro tutto questo? Cosa rappresenta un foglio di carta con delle immagini e dei colori?? Beh, in sè per sé nulla, sono solo colori e forme, geometria applicata con gusto, una fotografia dal punto di vista scientifico non è altro che un pezzo di carta diversamente “sporco”, possiamo quindi definire la fotografia una pratica totalmente inutile e fine a se stessa. Ma d’altronde lo è.  Come tutte le forme d’arte la fotografia non ha scopi ben precisi restando quindi inutile. Come disse Oscar Wilde: “ Possiamo perdonare a un uomo di aver fatto una cosa utile fintanto che non l’ammira. L’unica scusa per aver fatto una cosa inutile è di ammirarla intensamente … Tutta l’arte è completamente inutile “ .

 

Dunque perché cerchiamo di dare a tutti i costi un significato all’arte ? In fin dei conti non ha un significato. Ma la fotografia resta comunque una delle forme d’arte più diffusa assieme alla musica, e a pensare che dietro ad un fotografo che preme un tasto si cela un mondo complesso, fatto di schemi, regole, matematica, fisica e sensazioni! Tutti questi sono gli ingredienti che mescolati fanno sì che la fotografia prenda vita e si trasformi da semplice foglio di carta colorato a pezzo d’arte. Infatti il termine fotografia deriva dal greco e significa disegno, appunto disegno con la luce. Perché un fotografo è un artista? Anche se non ha un pennello e una tavolozza, il fotografo ha solo la macchina, l’occhio e la luce ma questi elementi se mescolati con adeguatezza riescono a disegnare e quindi a raggiungere il fine ultimo, cioè creare arte! Con questo non voglio dire che un dj è un musicista, le cose in quel caso cambiano ma il concetto è molto simile.

 

 

Sarebbe bene spiegarvi prima come funziona una macchina fotografica. Ve lo spiego in maniera molto elementare senza scendere troppo in dettagli tecnici: una macchina fotografica si comporta esattamente come un occhio umano, c’è un obiettivo che “vede” la luce in tutte le sue forme, questa luce penetra attraverso delle lenti ed entra in una camera buia, che ha dinanzi a sè un otturatore. L’otturatore decide la quantità, il tempo e in che maniera la luce deve entrare nella camera per poi essere impressa su una pellicola!! Naturalmente non sto qui a spiegarvi  i dettagli tecnici di una macchina fotografica, altrimenti renderei questo articolo un po’ troppo pesante e non arrivereste alla fine, quindi salto la parte tecnica e quella fisica per arrivare al nocciolo del discorso. Perché è nata la fotografia? A cosa serve? Come si è evoluta? Mmm… Non è semplice da spiegare, gli usi della fotografia sono molti e smisurati: arte, informazione, ricordo ecc.ecc. ma in ogni caso è stato scientificamente provato che i soggetti che hanno a che fare con la fotografia all’atto dello scatto non agiscono mai in maniera normale; si è dimostrato che un fotografo nello scattare una semplice fotografia prova ogni volta delle emozioni e delle sensazioni che resteranno sempre legate a quell’immagine, d’altro canto anche il soggetto che viene a sua volta fotografato, al momento dello scatto non ha la mente libera come quando passeggia per strada; infatti tutti noi quando guardiamo un obiettivo mentre ci stanno fotografando proviamo emozioni che il cervello traduce e trasmette ai muscoli del corpo facendoli agire di conseguenza. Si dice che essere fotografati crea sempre un po’ di imbarazzo e forse è per questo che tendiamo a ridere mentre ci scattano una foto. La fotografia dalla sua nascita si è evoluta molto, raggiungendo traguardi sempre più impressionanti, ma il fine ultimo è rimasto sempre lo stesso: creare arte, trasmettere emozioni.  Oggigiorno per noi  è semplice premere un pulsante ed immortalare degli avvenimenti, ma pensate che quando venne scoperta la fotografia, è stato veramente difficile capire che si poteva sfruttare la sensibilità del cloruro d’argento alla luce per poter immortalare quest’ultima. Ma una volta scoperta la tecnica il mondo della fotografia si è evoluto e allo stesso tempo semplificato e complicato. Infatti ai giorni d’oggi non c’è bisogno di portarsi dietro 50 kg di materiali per scattare una foto ma basta estrarre un telefono dalla tasca. Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla complessità portata dal progresso: infatti con l’avvento dell’elettronica, i sensori hanno preso il posto di pellicole e un semplice computer ha preso il posto di una camera oscura, ma, niente più acidi da respirare, luci rosse da guardare pellicole sparse, niente di tutto questo esiste più ormai. Ovviamente l’aumento di semplicità va a discapito della qualità. Diciamo che paragonare una fotografia analogica ad una digitale è come paragonare un amplificatore valvolare ad uno a transistor! Non abbiamo più pesi eccessivi, valvole costose da cambiare, prezzo totale smisurato, problemi nel trasporto ma la qualità è decisamente inferiore! Il problema è: il gioco vale la candela? Il rapporto qualità prezzo giustifica il mercato? Molti credono di no, altri invece affermano il contrario, fatto sta che con l’avvento di internet e delle ultime reflex digitali a costi contenuti, la fotografia si è diffusa moltissimo negli ultimi anni, interessando soprattutto i giovani, che si possono avvicinare così, in maniera economica e poco impegnativa, al mondo dell’arte . Dunque io credo che sia un vantaggio permettere a chiunque di sentirsi un’artista nel momento in cui si scatta una fotografia; senza contare che ai giorni d’oggi basta veramente poco per divertirsi col la luce: un buon occhio, un’adeguata esperienza la giusta dose di passione e di informazione ed il gioco è fatto. Tutti possiamo disegnare con luce e giocarci per ottenere un risultato molto più simile al nostro essere. Ogni fotografo così facendo crea in sè uno stile, un modo di essere, una sorta di alter-ego in cui si cala ogni volta che cerca di scattare una foto. Alienandosi così dalla realtà entra in una dimensione quasi alterata, acquisisce una visione pragmatica della realtà che lo circonda e mescola tutto con le emozioni che prova in quel preciso istante. Il fotografo decide il modo in cui scattare e cosa ritrarre, immortalando così un avvenimento o una parte del mondo o un segmento di storia, in una sua fotografia!

 

L. Di Virgilio

Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Dicembre 2014 03:35
 
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