MUSE "THE RESISTANCE" Stampa
Scritto da Caporedattore   
Giovedì 05 Novembre 2009 07:21

Partiamo dalle cose negative: tutto l'album esclusa la coraggiosa sinfonia finale. In realtà , per un ascoltatore novizio di questo gruppo rock, ciascun album ha sempre un effetto estremamente coinvolgente. Le articolazioni degli arrangiamenti, sempre più corposi e ultimamente sempre più ridondanti, hanno sempre il loro fascino se non altro per aver continuato a sviluppare quella linea melodica che già  tanto appeal aveva già  nei primi radiohead (quelli di pablo honey, per intenderci).

Un'analogia  che Bellamy e compagni hanno sempre sofferto, e dalla quale hanno sempre cercato di staccarsi con tentativi più o meno riusciti. Nella prima parte di questo album mi è tornato il puntuale senso di vuoto che a ciascun album dai tempi del loro primo lavoro, Showbiz. Un senso di vuoto dovuto al fatto di non riuscire a creare qualcosa di veramente innovativo rispetto al loro primo album, che resta ancora oggi, il loro migliore lavoro. In molti pezzi sono leggibili tentativi d'innovazione soprattutto negli arrangiamenti, nelle continue citazioni classiche che nell'ultimo album si fanno palesi, nei contrasti con la voce di Bellamy che a volte appare proprio il limite del gruppo britannico, egocentrica ed eccessiva soprattutto nei ritornelli, apparentemente sempre più simili tra loro. Nell'ultimo album è proprio quello che accade, con la differenza che mentre nei precedenti album, negli arrangiamenti era possibile apprezzare delle ricerche inedite, qui troviamo delle improbabili basi R&b come in Undiscloses Desires,  o l'imbarazzante miscuglio fatto nel pezzo United States of Eurasia  dove si passa dal art-rock stile Queen (al limite del plagio) fino alla conclusiva ed immancabile citazione classica. SI ha come la sensazione nella prima parte dell'album di assistere ad una saturazione di quello che è il tipico genere Muse, in tutti i suoi aspetti, al quale segue un nuovo interessante capitolo,  dall'aspetto acerbo, che è quello della sinfonia conclusiva, quasi un esame imposto agli assidui ascoltatori del gruppo, che restano completamente spaesati davanti a questo esperimento diviso in tre parti, la seconda delle quali dedicata interamente alla citazione di Chopin. Si assiste ad una radicale semplificazione dell'arrangiamento, un rallentamento drastico del ritmo che viene accennato solo a livello strumentale. La voce di Bellamy scompare quasi completamente per lasciare spazio ad una melodia lenta e strisciante, che pecca di articolazione nei passaggi ma che coinvolge appieno chi la ascolta. Intendiamoci: il marchio Muse è inconfondibile, gli accordi sono tipici, i passaggi anche, ma sembra quasi in questa parte di assistere ad una nuova alba, ad una finalmente raggiunta maturità  del gruppo che mette insieme le sue qualità  migliori per mostrare, nell'ultima parte di questo album, in che direzione sta andando. Personalmente ho la sensazione che sia la direzione giusta, il salto di qualità  tanto atteso dai tempi di Showbiz, quanto necessario, che possa lasciarsi dietro i vincoli di un sound che tante gioie e dolori ha portato al gruppo britannico, ma che ormai non lascia più alcuno spiraglio di originalità .  Non mi resta quindi  che  aspettare già  da adesso, e come sempre, il loro prossimo lavoro;  questa volta con un pizzico in più di ottimismo.

TRACK LIST
1  Uprising
2  Resistance
3  Undisclosed Desires
4  United States of Eurasia (+ Collateral Damage)
5  Guiding Light
6  Unnatural Selection
7  MK Ultra
8  Belong to You/Mon coeur s'ouvre à  toi
9  Exogenesis Symphony pt. 1: Ouverture
10 Exogenesis Symphony pt. 2: Cross-pollination
11 Exogenesis Symphony pt. 3: Redemption

 
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